Lettera aperta a Nicolas Sarkozy per Marina Petrella

Pubblichiamo la lettera aperta dell’associazione Antigone – Per i diritti e le garanzie nel sistema penale al presidente della repubblica francese Nicolas Sarkozy sull’estradizione di Marina Petrella. E’ possibile aderire all’appello inviando un email a segreteria@associazioneantigone.it, specificando nome, cognome e città.

Signor Presidente,

dal Suo Paese giungono notizie allarmanti circa le condizioni di salute di Marina Petrella. La signora Petrella è trattenuta in condizione di detenzione dal mese di agosto 2007, in attesa di essere estradata in Italia. Le autorità di questo paese, infatti, nel 1993 hanno spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale per reati connessi alla sua passata militanza nelle Brigate Rosse.
La faccenda appare estremamente delicata e complessa, tanto che Lei stesso, parlando davanti ad una platea internazionale nel corso dei lavori del G8 in Giappone, ha avuto modo di invocare un provvedimento di clemenza da parte delle autorità italiane.
Al di là degli aspetti di carattere umanitario – pur rilevanti – che connotano questa vicenda [la presenza di una figlia minorenne che si vede privata
della madre, lo stato di gravissima prostrazione psico-fisica nel quale Marina Petrella è sprofondata], un altro dato ci appare assolutamente grave e pertanto intendiamo segnalarlo alla Sua considerazione.

Il mandato di cattura internazionale risale al 1993, anno in cui la condanna a suo carico divenne definitiva. Da allora Marina Petrella si trova in territorio francese. Al suo arrivo comunicò immediatamente, per iscritto, alle autorità italiane il suo domicilio parigino e contestualmente – per il tramite degli avvocati Jean-Jacques De Felice e Irène Terrel – comunicò alle autorità francesi il suo desiderio di ottenere ospitalità dallo Stato francese, come previsto dalla cosiddetta «dottrina Mitterrand». Poiché evidentemente ricorrevano i requisiti e le condizioni previste per l’accoglimento della sua richiesta, le fu concesso di rimanere in territorio francese. Tale decisione venne poi definitivamente ufficializzata con un atto amministrativo: il rilascio di un regolare permesso di soggiorno. Il mandato di cattura internazionale risale dunque a quindici anni fa. Nel corso di questi anni Marina Petrella non si è sottratta al controllo delle autorità francesi che, del resto, ne avevano regolarizzato la permanenza sul territorio francese. Ha vissuto in Francia in una condizione di legalità, non di violazione della legalità. Questa condizione, in virtù del suo prolungarsi nel tempo e in virtù del fatto di essere stata applicata costantemente ad un insieme di persone, non costituisce una tipico caso di ciò che nel linguaggio giuridico è definito con l’espressione “la consuetudine crea diritto”? Non costituisce in qualche modo un diritto acquisito? Non costituisce uno status lecito altrettanto quanto lo è inferire, da una regolarità collettivamente concordata e riconosciuta, un diritto?
Alla luce di ciò, ci sembra che la richiesta di estradizione formulata dalle autorità italiane, quantunque perfettamente legale e rispondente ai
requisiti previsti da trattati e convenzioni in materia di ordine giuridico internazionale, dovrebbe essere ritenuta subordinata alla condizione di diritto nella quale Marina Petrella si è venuta a trovare per volontà delle stesse autorità francesi.

Le chiediamo pertanto, Signor Presidente, di esercitare i Suoi poteri di capo dello Stato francese a tutela dei diritti riconosciuti dalle autorità del Suo

paese alla signora Petrella nel corso di quindici anni. Indipendentemente dal fatto che Lei possa non condividere gli indirizzi politici di taluni dei Suoi
predecessori, e nella fattispecie, considerare anacronistica e superata la “dottrina Mitterand”, è un dovere che le compete far prevalere il diritto, e quindi negare l’estradizione.
Le chiediamo di non dare esecuzione all’estradizione di Marina Petrella, in applicazione della clausola umanitaria prevista dalla Convenzione Europea sull’estradizione del 13 dicembre 1957. Ma Le chiediamo anche di voler predisporre una moratoria di tutte le richieste di estradizione di persone condannate per reati di lotta armata in Italia che hanno trovato ospitalità in Francia, poiché tutti quei casi sono palesemente riconducibili
al caso di Marina Petrella. Siamo consapevoli del fatto che la paradossale situazione degli “esiliati” italiani nasce dall’incapacità dello Stato italiano di chiudere la tragica stagione della lotta armata con un atto di riconciliazione, incapacità che si manifesta anche ora che praticamente la totalità dei suoi protagonisti ha espiato le condanne che erano state loro inflitte.
Questa mancata soluzione politica, rilevante e carica di conseguenze sotto il profilo storico-sociale, rendere di estrema attualità l’appello che Lei ha
rivolto alle autorità italiane. Ci sembra tuttavia, signor Presidente, che occorra rendere ancora più esplicita l’esortazione affinché le autorità italiane sappiano intraprendere una strada per superare e chiudere definitivamente una stagione caratterizzata dalla tragedia delle tante persone
cadute e che trascina ancora dietro di sé una lunga catena di risentimenti; affinché le autorità italiane trovino il coraggio di interrogarsi sulle
motivazioni e sul contesto storico nel quale la tragica stagione della lotta armata in Italia compì la sua parabola.

Lei, Signor Presidente, in qualità di Presidente di turno dell’Unione Europea, può più di altri esortare concretamente ad una riflessione in questo senso.

Grazie

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