A cosa servono i tremila soldati da oggi nelle strade delle principali città italiane? L'effetto annuncio maschera l'assedio dello stato e crea un clima che consente di far passare i tagli del decreto fiscale ed economico.
Sono pochi, tremila in tutta Italia, però collocati da lunedì mattina, 4 agosto, in punti strategici. Strategici per cosa? Per soddisfare quella necessità della politica che ha sostituito ogni altro compito delle istituzioni: la «visibilità». Da parte di cittadini di passaggio o, soprattutto, da parte dei media. A Padova i militari in servizio di ordine pubblico sono nei presso della famosa, grazie alle tv, via Anelli, luogo di spaccio talmente rinomato da essere stato probabilmente abbandonato dagli spacciatori, che a differenza dei politici non amano farsi intervistare: nella città veneta, uno striscione di benvenuto da parte di Alleanza nazionale. A Milano, la prima pattuglia si è presentata in piazza Duomo. A Roma, nonostante Alemanno dica che non staranno in centro, un manipolo si è piazzato a San Giovanni, in piena vista dei turisti. Poi Lampedusa, dove saranno gli avieri – pensa un po’- a sostituire i carabinieri attorno al lager per migranti di passaggio più famoso d’Italia. Eccetera.
Il governo si produce nell’ennesimo effetto-annuncio-in-pratica: giusto il necessario per far capire alla gente che ora basta, lo Stato fa sul serio. Sembra uno stato d’assedio, in verità è un assedio dello Stato, nel senso che veniamo bombardati con l’annuncio di misure drastiche, leggi e decreti che ruotano tutti al concetto di «sicurezza», e della difesa da alieni, zingari e clandestini. Inutile rifare l’elenco, perché lo conosciamo tutti. Più interessante è il fatto che quasi tutte queste misure non hanno avuto alcun effetto pratico, almeno non ancora: dalle cave di Napoli da trasformare in discariche al famoso censimento dei rom, con annesse impronte digitali. In sostanza, non funzionano. Ma hanno un effetto collaterale grave: creano un clima, una «percezione», un’ondata nell’informazione, tali da creare le condizioni perché ad esempio il decreto fiscale, che è in verità una legge finanziaria fatta d’autorità, possa essere raccontata come un provvedimento coraggioso e rapido, lasciando ai margini dell’informazione il fatto che amputa la scuola e l’università, aggredisce i precari e ammazza i giornali cooperativi come Carta.
Siamo costretti a vivere in un pericolosissimo mondo virtuale, una Second Life in cui Berlusconi e la sua banda rimettono a posto le cose – con modi bruschi quando è necessario – e i rompiscatole vengono fatti sparire dalla circolazione. E se incontrate un paracadutista per strada, vi sembrerà di vivere in Argentina nel 1978.






