L'informazione clandestina

Il ciclone estivo sulla stampa indipendente. I tagli di Tremonti non sono fatti con l'accetta, ma con il bisturi e sono calibrati per fare il deserto attorno ai grandi gruppi editoriali, intoccabili, ricchi e amici del potere.

Oltre al Corriere Mercantile di Genova e a Salvagente, anche la cooperativa Carta, settimanale in edicola e quotidiano on line, viene sospinto in camera di rianimazione dal voto di fiducia con cui la camera ha definitivamente approvato il super-decreto economico. Scompaiono quasi 200 milioni di euro, in due anni, destinati ai giornali che hanno diritto ai contributi pubblici diretti, cioè le cooperative di giornalisti o i giornali dei partiti. E scompare il «diritto soggettivo», come a dire che sì, tu avresti diritto a quei soldi,ma se poi non ci sono pazienza. Le banche, che di solito suppliscono agli omerici ritardi dello Stato nel pagare il dovuto, non gradiranno. E certo fa venire un certo prurito il fatto che allo stesso tempo restano intatti [cifre del 2005] i 20 milioni per il Gruppo Mondatori [Berlusconi], i 17 al Sole-24 Ore e i 13 ad Rcs-Corriere della Sera, ecc. Carlo Malinconico Castriota Scanderberg, il nuovo presidente della Fieg, la Confindustria dei giornali, ha detto che «il governo ha giustamente sottolineato la necessità di valorizzare i contributi indiretti [quelli ai colossi dell’editoria, ndr.], sono più market friendly». Chi è «market enemy» è giusto che crepi.
Minacce di questo tipo, alla legge per l’editoria, sono state avanzate, negli ultimi anni, da governi di destra e di sinistra, in modo assolutamente «bipartisan», ma non se n’era mai fatto nulla. Come non si erano mai prese davvero in considerazione le proposte di Mediacoop, che riunisce le testate cooperative, per una radicale riforma della legge che buttasse via l’acqua sporca [le finte cooperative, i furbastri alla Feltri o alla Ferrara, i giornali dei finti partiti, ecc.], salvando il bambino [il fatto che il mercato va corretto aiutando le cooperative vere a vivere] e pure risparmiando un bel po’ di soldi. Negli anni, a vincere erano le lobby: i partiti politici, le finte cooperative e i furbastri, cioè l’acqua sporca, che giustificava la sua esistenza grazie al bambino. E i Savonarola dei nostri tempi, Milena Gabanelli dal palco di Report e Beppe Grillo dal palco del «Vday», avevano facilmente fatto il tiro a segno sulla croce rossa, mettendo nello stesso mucchio bambino e acqua sporca.
Ora, finalmente, il super-ministro comincia a far pulizia, comminando alle cooperative una sentenza di morte. Attendiamo che Gabanelli e Grillo si congratulino. Però potrebbero anche chiedersi come mai, almeno finora, le lobby hanno taciuto. Secondo me, per un paio di motivi semplici: il primo è che i partiti politici none esistono più in quella forma, la sinistra è fuori dal parlamento, al Pd non frega niente dell’Unità e ad An frega poco del Secolo, ecc. Il secondo motivo è che Libero, Foglio e Padania sono tutto tranne che cooperative. Il Foglio, tanto per dirne una, è al 50 per cento della signora Veronica Lario. E basta che Mediaset dirotti uno zero virgola del suo investimento pubblicitario per compensare l’austerità tremontiana.
Né si può dire che mal comune mezzo gaudio, visto che nel decreto si amputano la scuola e la sanità, i diritti dei precari e i bilanci degli enti locali… In un tale disastro sociale, a chi volete che interessi la sorte di qualche piccolo giornale? Così, dalla prima repubblica dei pesi e contrappesi, e delle lobby, si passa alla repubblica senza numerazione, senza diritti e con i soldati per le strade di Berlusconi-Tremonti-Maroni. Quando Marco Revelli parla di «democrazia dispotica» non esagera: siamo in una nuova epoca, nella quale accadono fatti impensabili come la scomparsa della sinistra dal parlamento o la fine dell’informazione indipendente. E certo c’è da fare, in autunno, per mitigare l’aggressione, e Carta fa parte di Mediacoop per questa ragione. Ma allo stesso tempo ci si deve chiedere, noi giornalisti «irregolari», come diceva Pintor, se quel che facciamo è davvero utile. Se siamo adeguati ai tempi, Se siamo bravi a raccontare e a mettere in collegamento una società frantumata. E se di conseguenza c’è abbastanza gente che sente la necessità di leggerci e sostenerci. Da settembre lo chiederemo a noi stessi, alle centinaia di soci, ai duemila abbonati, alle migliaia di lettori del settimanale e del quotidiano on line, e alle quasi tremila persone che, fin qui, si sono dichiarate «clandestine» indossando la nostra maglietta. Da ieri, possiamo dire, la nostra cooperativa è clandestina in senso stretto.

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