Il ministro della giustizia Angelo Alfano inizia a fornire qualche dettaglio sul «piano» per ridurre l’affollamento nelle carceri. In un’intervista al quotidiano La Repubblica, Alfano torna sull’idea di usare i braccialetti elettronici per sorvegliare i detenuti agli arresti domiciliari, nonché sull’intenzione di concludere accordi bilaterali con alcui stati per «rispedire a casa» una parte dei migranti detenuti in Italia. Secondo Alfano, che dovrebbe presentare tutto nero su bianco già nelle prossime settimane, non si tratta di misure «tampone»: il governo, infatti, starebbe valutando un piano complessivo che comprende, oltre a un più ampio ricorso ai domiciliari per chi debba scontare gli ultimi due anni di pena e alle espulsioni dei detenuti stranieri, anche un «programma di edilizia carceraria». Cioè, nuove prigioni, non tanto per sostituire quelle fatiscenti o inadeguate, quanto per aumentare la «capacità ricettiva» delle carceri italiane. Il ministro dell’economia Giulio Tremonti, però, già qualche settimana fa, al momento di presentare la sua finanziaria creativa d’estate, aveva detto che soldi per nuove carceri non ce ne sono.
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