In tema di prostituzione il governo Berlusconi procede per piccoli passi e repentine ritirate. Premesso che la legge Merlin – che ha vietato le case chiuse senza vietare la prostituzione – a questo governo proprio non va giù, le proposte sono disparate. Anche se tutte accomunate dalla volontà di «nascondere» la prostituzione togliendola dalle strade. Avevano cominciato i senatori Berseli e Vizzini proponendo di inserire un emendamento nel «pacchetto sicurezza» che avrebbe reso le prostitute «soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità», in quanto tali passibili di espulsione dalle città e – se straniere – dall’Italia. Viste le polemiche suscitate, l’emendamento è stato messo da parte. Ma a luglio ha fatto capolino un disegno di legge, firmato dalla ministra per le pari opportunità Mara Carfagna e dal ministro degli interni Roberto Maroni. «Carta» ha approfondito l’argomento nel numero 28 di luglio [si può leggere in pdf sul sito]. Il disegno di legge di luglio vietava la prostituzione in strada e nei luoghi pubblici e prevedeva multe o qualche giorno di carcere per lavoratrici del sesso e clienti. Dure sanzioni erano anche previste per chi avesse affittato la propria casa ad una prostituta chiedendo un canone fuori mercato. In «compenso», però, era prevista, per i condomini delle lavoratrici del sesso, la possibilità di cacciarle dallo stabile. Ma il ddl Carfagna-Maroni prevedeva anche il «rimpatrio assistito» – vale a dire l’espulsione – per le prostitute minorenni, spingendosi a prevedere questo provvedimento per i minori non accompagnati in genere.
Il disegno di legge che la ministra Carfagna si appresta a presentare domani nella riunione preparatoria del consiglio dei ministri non dovrebbe essere molto diverso, a giudicare dalle indiscrezioni. Il principio guida saranno nuovamente il divieto dell’esercizio della prostituzione in strada e le conseguenti sanzioni per lavoratrici del sesso e clienti. D’altra parte il sistema delle sanzioni economiche per prostitute e clienti colti anche solo a contrattare una prestazione – o a svolgere quello che le forze dell’ordine, a loro discrezione, ritengono una contrattazione – è già in vigore in molte città italiane, grazie ai nuovi poteri conferiti ai sindaci dal ministro Maroni. Nella Verona di Flavio Tosi, ad esempio, le multe per i clienti delle prostitute possono toccare i 500 euro. A Milano il vice-sindaco Riccardo De Corato annuncia che, per meglio applicare le multe da 500 euro previste per i clienti delle lavoratrici del sesso, si servirà dell’aiuto dei cittadini che su google maps hanno segnalato le zone dove si pratica la prostituzione. «Faremo apposite verifiche con la mappa via web -spiega De Corato – per sapere se ci sono luoghi finora sfuggiti ai controlli. E con l’opportunita’ della specifica ordinanza che emaneremo a giorni, andremo a sanzionare anche in quei posti». Ma i provvedimenti – auspicati o attuati – contro la prostituzione, sono spesso anche più fantasiosi. Il sindaco della cittadina ligure di Lavagna, Giulio Vaccarezza, ha scritto – qualche giorno fa – al questore di Genova per sollecitarlo a stilare un provvedimento che vieti alle prostitute nigeriane – o alle presunte tali – di prendere il treno che dal capoluogo ligure si reca nella cittadina.
Le associazioni che si occupano di prostituzione hanno più volte ribadito che vietare l’esercizio della prostituzione in strada significa annullare la possibilità di avvicinare le donne vittime di tratta per offrire loro aiuto, oltre che mettere fuori legge e rendere più insicure migliaia di persone.






