Bussolengo: i Campos in aula il 16 settembre

Compariranno davanti al giudice martedì 16 settembre Giorgio e Sonia Campos, assieme a Denis Rossetto, loro parente. Denis e Giorgio sono accusati dai carabinieri di Bussolengo, paese di poco meno di 20 mila abitanti in provincia di Verona, di resistenza all’arresto. Sonia deve rispondere anche dell’accusa di tentato furto, quando, secondo la versione dei carabinieri, avrebbe tentato di rubare la pistola del maresciallo ordinario Carusone, uno dei militari che lo scorso venerdì 5 hanno partecipato al raid contro le roulottes dei Campos, cittadini italiani di origine rom. I fatti sono ormai noti e così le due versioni dell’accaduto molto diverse: i Campos, bresciani, si erano fermati a Bussolengo per pranzare, quando una pattuglia dei carabinieri li ha raggiunti. Secondo i militari, Giorgio Campos avrebbe dato in «escandescenze» e «offeso» gli agenti, che sarebbero poi stati aggrediti e avrebbero portato Giorgio e Sonia in caserma perché si rifiutavano di «fornire i documenti». Secondo i Campos, invece, già sul piazzale è invece iniziato un brutale pestaggio a freddo, proseguito poi nella caserma di Bussolengo. Questa versione è suffragata dalle foto dei figli minorenni dei Campos, che riportano evidenti segni di manganellate.
In attesa che la procura di Verona apra l’inchiesta sulla base della denuncia presentata dai figli di Giorgio e Sonia e da Christian Hudorovich, un altro parente coinvolto nel pestaggio, la prima scadenza processuale è l’udienza di martedì. Massimo Zambelli, avvocato fiduciario dei Campos per questo processo, spiega che «la decisione di chiedere un termine a difesa è dovuta al bisogno di raccogliere tutti gli elementi di prova possibili». I Campos, al momento detenuti nel carcere di Verona, decideranno poi, dopo l’udienza, cosa fare: se patteggiare, chiedere il rito abbreviato oppure andare a dibattimento e sfidare così, in aula, i carabinieri di Bussolengo a provare la loro versione dei fatti di venerdì 5 settembre.
Intanto, le reti antirazziste veronesi e bresciane, così come alcuni consiglieri regionali veneti e alcuni europarlamentari, hanno iniziato ad interessarsi del «caso». Che, dai primi e ancora frammentari elementi raccolti, potrebbe non essere isolato.

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