Abdul, ucciso a sprangate per il colore della sua pelle

«Hanno creato un mostro che non sanno gestire e che continuerà a fare danni». Il mostro è la paura, l’odio, la rabbia, il rancore verso chi si percepisce diverso per colore di pelle, abitudini, modo di vivere. E bisogna difendersi. Lo dicono in tanti, qui, nella strada dove è stato ucciso a bastonate Abdul Guibre, 19 anni, residente in un paesino dell’hinterland milanese. «Se non avesse avuto la pelle scura l’avrebbero ucciso lo stesso?» chiede seccata una signora. «Non è questo il punto signora. Il problema è il volersi fare giustizia da soli» gli risponde un signore sulla cinquantina.

Via Zuretti è una lunga strada a senso unico come tante a Milano. Da dietro alla stazione centrale prosegue per un paio di chilometri fino al fiume della Martesana. Palazzi anni sessanta e settanta, qualche saracinesca abbassata rotta, pochi negozi.
Tra questi il bar «Shining» dove Abdul e due suoi amici volevano prendere qualcosa da mangiare dopo un sabato notte passato in due locali milanesi. Volevano andare al centro sociale Leoncavallo, aperto per una festa fino alle otto del mattino.
Sopra alle strisce pedonali, all’angolo con via Zuccoli c’è ancora il cerchio bianco fatto col gesso dai poliziotti, il segno di una persona che non c’è più. «I gestori del bar sono un po’ degli attaccabrighe» ci dice un signore «però qui siamo esasperati».
Un delitto che le autorità milanesi vorrebbero far passare come tragica fatalità, un atto «grave e barbaro» o più semplicemente come «una risposta sproporzionata».

Eppure anche il sindaco Letizia Moratti nel condannare l’assassinio ha dovuto parlare di «episodio di intolleranza e razzismo». Quasi costretta, messa al palo dagli eventi, ma insieme alla sua maggioranza impegnata nel tentativo di descrivere questo assassinio come un brutto, bruttissimo, episodio di cronaca nera, come un fatto isolato nato dal nulla.
Ma sappiamo tutti che non è così. Perché oltre alle parole di poltitici e media ci sono fatti accumulati nel tempo che lo dimostrano. Per rimanere solo negli ultimi due anni, dall’incendio del campo rom di Opera alle porte di Milano, alla caccia al clandestino sui mezzi pubblici, ai pestaggi in piazza Prealpi di ragazzini italiani ma con la pelle più scura, all’uccisione di una transessuale pestata a morte dopo un rapporto sessuale, fino alle discriminazioni istituzionali, come il divieto di iscrivere agli asili nido i figli di genitori immigrati non ancora in regola con il permesso di soggiorno.
Tante cose, tanti episodi diversi tra loro che alimentano e si alimentano del clima xenofobo e di ossessione securitaria. Episodi ai quali si aggiunge quello di un ragazzo di diciannove anni ucciso a bastonate perché sospettato di aver rubato un pacchetto di caramelle. E insieme alle botte gli insulti: «sei un negro di merda».

Questa sera ci saranno diversi momenti per ricordare Abba: alle 17, «il comitato promotore della manifestazione antirazzista romana del prossimo 4 ottobre invita tutti coloro che credono ancora in una Milano tollerante, non violenta e non discriminatoria a scendere in piazza facendo sentire il proprio dissenso e la propria solidarietà». L’appuntamento è in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione Centrale. Alle 20.30 una fiaccolata a Cernusco sul Naviglio, paese a pochi chilometri da Milano dove Abba viveva e alle 21.30 un assemblea pubblica in via Zuretti, dove Abba è stato ucciso. Il Leoncavallo denuncia «la concreta degenerazione dei rapporti sociali» e il «crescere dell’intolleranza nella città di Milano e nel paese». Gli attivisti del Leoncavallo sottolineano che «la normalità del razzismo, la banalità del pogrom, la leggerezza dell’odio, formano la cornice entro cui si legittima e giustifica ogni singola azione».
La comunità di Sant’Egidio, che questa sera promuove una veglia di preghiera nella chiesa di San Bernardino, denuncia una «ferita grave e un segnale ulteriore del clima violento e minaccioso che una predicazione di odio e anti-immigrati, anti-rom e anti-romeni ha incoraggiato fino a una soglia non più accettabile».

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