Di carcere si muore e probabilmente anche per mano delle così dette forze dell’ordine. È quanto emerge dalla denuncia l’associazione Antigone, che si batte per i diritti nelle carceri, riguardo alla morte di Stefano nel carcere di Velletri. Il ragazzo, tossicodipendente, è stato fermato dalle forze dell’ordine, in seguito al tentato furto di una bicicletta, con l’accusa di rissa e resistenza a pubblico ufficiale. Trasferito al commissariato di Anzio: «Pare abbia dato in escandescenza» ha dichiarato il garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, è stato «quindi sedato e trasferito nel carcere di Velletri in condizioni precarie di salute». Visitato il giorno successivo dal medico del carcere è apparso in gravissime condizioni di salute. Trasferito all’ospedale è morto subito dopo. Prima di morire Stefano ha però detto ad un medico che a ridurlo in quelle condizioni erano state le «guardie». Sull’accaduto, che ricorda altri casi come quello di Federico Aldovrandi e di Aldo Bianzino, la procura di Velletri ha aperto un’inchiesta, e si attendono i risultati dell’autopsia.
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