Si cominciano a precisare le intenzioni del governo in merito alla «riforma» della legge sull’editoria. Ieri pomeriggio a Palazzo Chigi, c’è stato un incontro tra il ministro alla semplificazion legislativa Roberto Calderoli, il segretario generale della presidenza del consiglio Mauro Masi, il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria Paolo Bonaiuti, assieme a Carlo Malinconico, presidente della Federazione italiana editori giornali [Fieg]. I cervelloni hanno esaminato un documento di 24 pagine che contiene, ancora in bozza, gli articoli di riordino del settore editoriale. Nulla di nuovo sotto il sole, almeno stando alle scarne indiscrezioni, se non la volontà di colpire «finte cooperative» e tagliare i contributi diretti e indiretti. In realtà, però, se il dispositivo di Bonaiuti e Calderoli rispecchia lo spirito e la lettera delle norme contenute nel decretone finanziario approntato da Giulio Tremonti prima dell’estate, l’effetto dei tagli sarà soprattutto quello di desertificare il panorama dell’informazione italiana a vantaggio dei grandi gruppi editoriali, i cui interessi e i cui denari non vengono scalfiti. A fare le spese della politica di tagli del governo, saranno soprattutto le testate indipendenti e i giornali locali minori. Mediacoop stima in una settantina le testate che potrebbero essere costrette a chiudere.
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