A Milano gli studenti, dio li benedica, tornano in strada. Lo fanno per protestare contro l’insicurezza generata dalla xenofobia strisciante: è il clima in cui è nata l’esecuzione contro un ragazzo di diciannove anni, italiano originario del Burkina Faso, obiettivo della violenza razzista perché «negro» . Insieme a loro c’erano gli antirazzisti, i migranti di seconda generazione, la sorella di Abdul. Durante il corteo hanno lanciato della vernice contro la saracinesca del bar Shining, gestito dai due uomini [padre e figlio] arrestati per l’omicidio. Anche il sito di quello che vorebbe essere il principale giornale di opposizioneal governo utilizza parametri inquietanti, simili a quelli del blocco d’ordine berlusconiano, e derubrica quest’azione pacifica alla voce «disordini». E’ lo stesso giornale che quest’estate ci ha allietati sotto l’ombrellone con un appassionante dibattito sulla «fine dell’opinione pubblica». Poi uno clicca sul titolo, e vede due ragazzi che dipingono una saracinesca. Una persona normale, cosa dovrebbe pensare? Un gesto pubblico e silenzioso, indignato e sacrosanto, finisce per turbare la quiete di chi vorrebbe fermare la xenofobia semplicemente cambiando canale e scegliendo un altro programma. A volte pare che i signori dell’opposizione a Sua Maestà ci considerino solo spettatori; da un giorno all’altro dovremmo annoiarci di questo spettacolo e optare per un programma migliore. Qualsiasi forma di indignazione rappresenta un gesto sconsiderato, non esiste più nessun rapporto tra l’azione [in questo caso: un omicidio] e la reazione [un pennello che spalma vernice su una serranda]. Tutto avverrà senza tensioni, con un semplice clic del telecomando, dopo i consigli per gli acquisti. Sarà facile e indolore, come rubare un pacco di biscotti a un barista razzista.






