La società italiana sta diventando sempre più razzista. Gli episodi di questi ultimi giorni sono solo la punta di un iceberg che deve ancora emergere. La responsabilità della politica in questa deriva è molto grave, perché per anni si è soffiato sul fuoco per interessi personali o partitici senza pensare alle conseguenze. Oggi l’ Italia appare come una nazione razzista e culturalmente regredita, piegata su se stessa.
Sarebbe ora che gli Italiani recuperino la loro civiltà, cultura, umanità. Questo si potrà fare solo se si combatte seriamente ogni forma di discriminazione. Non basta limitarsi alle condanne di circostanza o alle indignazioni politicamente corrette, ma che non incidono sulla società per cambiarla. Serve una rivoluzione culturale. La politica deve per prima educare se stessa e astenersi dall’uso di certi linguaggi. La scuola e le famiglie devono impegnarsi a formare una società civile capace di dialogare, accogliere e condividere.
Non serve una società tollerante, perché sarebbe una società limitata. La tolleranza per sua natura è limitata, tra essere umani non deve esistere la tolleranza, ma l’accoglienza e la comprensione reciproca. Perché in quanto esseri umani siamo tutti con pari dignità nessuno è al di sopra per permettersi di tollerare l’altro.
La parola tolleranza rischia di essere propedeutica al razzismo. Bisogna dire basta al razzismo nei fatti: non basta mandar in carcere per qualche tempo chi commette reati con motivazioni razziali, sarebbe molto più utile recuperarli con una formazione adeguata. Se non si fanno questi passi necessari, rischiamo di trovarci in una società lacerata dalla guerra tra i poveri e da guerre di tipo etnico, razziali o religiose. Sabato 4 ottobre scendiamo in piazza per chiedere tutto questo.
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