Anche da Ancona arriva un forte segnale contro la crescente violenza nei confronti degli immigrati e dei cittadini italiani di origine straniera. Un vasto e ricco cartello di forze sociali e culturali domani darà vita alla «Marcia per la convivenza». Cgil, Cisl, Rdb, Arci, Caritas, Casa delle Culture e altre sigle dell’associazionismo locale e provinciale, insieme a numerose comunità di migranti, ha preparato questo appuntamento.
Dopo i provvedimenti governativi in materia e soprattutto dopo la scelta di prendere le impronte ai cittadini rom e sinti sono state numerose e partecipate le riunioni e le assemblee di zona aventi l’obiettivo di preparare una iniziativa di massa forte e coinvolgente. Un’esigenza sentita davanti allo stillicidio di aggressioni che la cronaca nazionale propone, in un contesto locale che, anche se non vive le tensioni e le violenze come in altre zone del paese, ultimamente ha registrato alcuni gesti di intolleranza da non sottovalutare. Per questo la marcia, non attraverserà le solite vie del centro, ma partirà dal Piano San Lazzaro, un popoloso quartiere a metà tra la nuova periferia e le luccicanti vie del corso principale, dove è molto alta la presenza di migranti.
Da tempo la stampa locale usa sporadici fatti di cronaca per lanciare ingiustificate campagne sulla «sicurezza», favorendo un clima di diffidenza e paura. Basta un piccolo episodio per far parlare, senza senso del ridicolo, di «Bronx» o pericoli per l’incolumità delle persone, e questo anche quando si tratta di piccoli comuni della provincia con poche migliaia di abitanti. Ecco perché la manifestazione di domani assume un significato rilevante.
«Vivere insieme si può», questo il «titolo» della marcia. Più che uno slogan un invito da raccogliere, anche perché già praticato quotidianamente da tanti cittadini anconetani e marchigiani. Soprattutto una tappa importante di quel lavoro oscuro, ma efficace, che da tempo porta avanti la rete antirazzista locale con le comunità dei migranti.
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