E’ iniziato a Nanterre, nella periferia di Parigi, il secondo Forum sociale delle banlieues. Più di cinquanta associazioni, organizzazioni e collettivi [tra cui AC-le Feu, il Dal, la Confédération paysanne, la Chorba o Divercité] partecipano all’incontro, che vuole «fare sentire il messaggio politico dei quartieri popolari, sistematicamente presentati come deserti politici», spiega Tarek Kawtari, del Movimento dell’immigrazione e delle banlieues [Mib]. Si tratta, secondo Kawtari, «di prendere le nostre responsabilità e creare un rapporto di forza politico e sociale perché la gente capisca che quello che accade nei quartieri popolari è grave per l’intera società».
Tre giorni di dibattiti, tavole rontonde, workshop, concerti e proiezioni per discutere di come creare un ampio movimento delle banlieues. Il Forum, che vuole essere uno spazio di resistenza all’oppressione, si dedicherà in particolare ad apartheid urbano, razzismo e sessismo, criminalizzazione dell’islam, violenze poliziesche, disocuppazione e discriminazione al lavoro ed educazione.
Nell’appello che convoca la tre giorni, i promotori ribadiscono: «Rifiutiamo di delegare il nostro potere a chi non ci rappresenta, il Forum sociale dei quartieri popolari sarà uno spazio di affermazione di una parola politica, sociale e culturale a partire dalla esperienze, dalle storie e dalla memoria dei nostri quartieri. Sarà il uogo di riflessioni e di convergenza di tutte le lotte locali, per darle una visibilitò nazionale».
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