È una escalation di rabbia quella che sta vivendo in queste ore Albergheria, quartiere popolare nel centro storico di Palermo. Da lì provenivano Peppe e Pasquale, i due giovani di 17 anni morti il 2 ottobre in un incidente per sfuggire all’inseguimento di una volante. I due ragazzi scappavano perché temevano il sequestro dello scooter su cui viaggiavano senza assicurazione. Sono morti sulla tangenziale di Palermo presa in contromano pur di evitare il controllo, hanno percorso quasi un chilometro e mezzo finendo per schiantarsi frontalmente contro una Fiat Punto. La moto non era rubata come i giornali si erano affrettati a dire, ma apparteneva ad uno dei due: «Non era un ladro», ripetono i parenti di Pasquale.
Nei giorni scorsi, la rabbia degli amici si è sfogata sui muri del quartiere di Albergherai, dove sono apparse decine di scritte con frasi contro la polizia, definita «assassina» e contro gli agenti definiti «infami». Il clima è esasperato a causa dei controlli e della militarizzazione della città come raccontano i ragazzi del quartiere, talmente esasperato da far scappare dei ragazzi, solo per evitare il sequestro di uno scooter. Il giorno dei funerali di Pasquale e Pino, molte persone avevano urlato insulti contro gli agenti presenti e persino il sacerdote che aveva celebrato le esequie, durante l’omelia, si era chiesto se l’inseguimento fosse proprio necessario.
La storia di Pasquale e Peppe ricorda l’episodio che scatenò la rivolta nelle banlieue: la morte di due giovani che, temendo di essere incastrati nell’ennesima retata della polizia, si erano rifugiati in una cabina dell’alta tensione, rimanendo fulminati. L’effetto banlieue in Francia non si è mai arrestato. Una serie costante di casi, come l’ultimo, riportato nel prossimo numero di Carta da Alain Berthò. Pochi giorni fa a Romans piccola città a sud del paese un ragazzo di 15 anni alla guida di una macchina rubata, ha perso la vita in un incidente inseguito da una pattuglia della Brigata anticrimine. Dopo la sua morte sono scoppiati incidenti e scontri con la polizia. Al di là degli episodi specifici, dietro questi episodi c’è un clima avvelenato che da Castelvolturno a Pianura passando per Palermo nasconde una serie di malumori stratificati che vanno dalla disoccupazione, alla povertà, alla discriminazione sociale e razziale, e per finire all’insofferenza nei confronti di una sicurezza apparente fatta di eserciti nelle città e check point per le strade, che sta alla base della rabbia esplosa la scorsa notte a Palermo. Gli scontri sono partiti in via Mongitore ad Albergherai, vicino al centro sociale Ex Carcere. La situazione è precipitata quando la polizia è intervenuta per cancellare le scritte contro le forze dell’ordine comparse nel pomeriggio. Solo dopo due ore carabinieri e polizia sono riusciti a ristabilire la calma. Due ragazzi sono in stati fermati.
In questo momento Palermo è un laboratorio di proteste. L’11 è infatti prevista la manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Ex Carcere, occupato sette anni fa sempre nel quartiere di Albergheria al quale parteciperanno molti centri sociali da tutta Italia. Ad avvelenare ancora di più il clima le dichiarazioni di Francesco Storace che a proposito della manifestazione ha denunciato al ministro Maroni «un rischio gravissimo che sta per correre la città di Palermo. Sabato 11 ottobre il capoluogo siciliano sarà invaso dai centri sociali» e continuando «si continua a tollerare l’occupazione di spazi che sono della città e dove si pianificano violenze e aggressioni armate. Il prefetto di Palermo, il questore, le autorità di Stato devono proibire una manifestazione che si preannuncia come inno alla violenza». E se non sarà così Storace annuncia che «i nostri dirigenti sono pronti ad una contromanifestazione nella stessa data e alla stessa ora per rivendicare il diritto alla democrazia, alla legalità e alla giustizia».
Alla manifestazione dell’11 parteciperanno anche i ragazzi del quartiere Albergheria con uno striscione in ricordo di Peppe e Pasquale che aprirà il corteo.






