La dinamica dei fatti che questa mattina hanno portato all’omicidio di Tomja Zemi – 35 anni – è piuttosto confusa. Di certo c’è solo che l’uomo è stato ucciso da un proiettile sparato dai carabinieri che lo stavano inseguendo. Alle 6 e 30 di questa mattina stavano pattugliando una strada vicino Colle Val D’Elsa [Siena] per «pizzicare» gli autori di alcuni furti nelle villette delle zona. Pare che già due macchine non si fossero fermate allo stop intimato dai militari. Lo stesso ha fatto l’auto su cui viaggiava Tomja, che si è schiantata contro un palo [alcune agenzie dicono contro la stessa macchina dei carabinieri]. A quel punto l’uomo, insieme ad un’altra persona, sarebbe scappato dall’auto, inseguito dai carabinieri. Secondo le agenzie i militari avrebbero sentito uno «scoppio» – non meglio specificato – in seguito al quale hanno aperto il fuco. Addosso a Tomja e all’altro uomo non sono state trovate armi da fuoco. I residenti della zona dicono di aver sentito sette colpi di pistola. Dopo le prime secche informazioni sulla dinamica dei fatti è arrivato il fiume di informazioni sul passato da «cattivo» dell’uomo ucciso. Pluri-pregiudicato, non aveva documenti addosso, aveva fornito false identità. Forse – dicono le agenzie – faceva parte della «banda» che aveva svaligiato alcune villette della zona. Per di più era albanese. Quanto basta per sparire nello spazio di un paio d’ore dalle cronache dei principali portali d’informazione.






