Sgomberato l'Horus occupato. Inizia la stagione di Alemanno

Ha parlato di «illegalità», questa mattina, il sindaco Alemanno, subito dopo lo sgombero dell’Horus occupato. Ha detto che certe pratiche, in una città come Roma, «non possono essere tollerate», dimenticandosi che la società Gemini, proprietaria dell’immobile di piazza Sempione, prima ha lasciato lo stabile abbandonato per anni e poi ha tentato una speculazione commerciale, attraverso un cambio illegale di destinazione d’uso, che le è costato diverse denunce e un provvedimento di sequestro.

Erano da poco passate le sette quando venti camionette tra polizia e carabinieri, in assetto antisommossa, hanno violato l’ingresso dell’Horus occupato. Stesso copione, quasi in contemporanea, a Rimini, dove la Procura ha posto sotto «sequestro preventivo» l’immobile occupato il 27 settembre scorso dagli attivisti del Laboratorio Paz. Si tratta di un magazzino di proprietà della Coop. Gran latte, che detiene l’80 per cento della Granarolo spa, abbandonato da due anni, che i movimenti avevano recuperato e restituito alla città.
A Roma, all’azione delle forze dell’ordine, sono seguite le parole del sindaco Alemanno, che ha annunciato «un lungo periodo di sgomberi», dichiarando inevitabilmente guerra alla parte viva e protagonista della città e agli spazi autogestiti. Un’affermazione che arriva a quattro giorni dallo straordinario sciopero generale e generalizzato, che i movimenti di lotta per la casa e le reti contro la precarietà hanno attraversato insieme a centinaia di migliaia di persone. «Quella giornata – hanno detto gli occupanti – ha aperto un nuovo ciclo di lotte, che muovono anche verso la riappropriazione dell’Horus e di tutti gli spazi abbandonati della città».
E la battaglia è iniziata questa mattina, subito dopo lo sgombero, con un’affollata assemblea cittadina a piazza Sempione alla quale hanno partecipato, tra gli altri, la consigliera regionale Anna Pizzo [in rappresentanza del gruppo della Sinistra in Regione] e il consigliere provinciale della Sa, Gianluca Peciola.
E proseguirà alle 17 con un corteo da via Capraia 19, al Tufello. «Il sindaco Alemanno – hanno dichiarato congiuntamente i Blocchi Precari Metropolitani/Unders, l’Horus Occupato, l’Astra19, la Palestra Popolare Valerio Verbano, il Volonté occupato e Villa Alpi Apuane occupata – si assume in questo modo la responsabilità politica di dichiarare guerra alla città intera, agli spazi sociali, ai movimenti, a chi in questi anni ha conquistato diritti e dignità. Il sindaco e la destra vogliono cancellare la straordinaria esperienza dei centri sociali, spazi sottratti alla speculazione e alla rendita, luoghi di produzione culturale, luoghi di socialità fuori dalle logiche del mercato, luoghi del conflitto, luoghi di libertà. Spazi liberati che hanno ridisegnato il territorio dal basso, promosso occupazioni abitative, reti antisfratto, sportelli contro la precarietà, palestre popolari, laboratori di sperimentazione culturale e tanto altro ancora».
E mentre la federazione dei Verdi di Roma e Provincia chiede «l’apertura immediata di un tavolo interistituzionale, partecipato, aperto a tutte le realtà politiche e civili perché l’Horus venga restituito alla città», il consigliere provinciale della Sa, Gianluca Peciola, afferma che «Alemanno deve rispondere delle sue decisioni all’intera città e assumersi le responsabilità di questa nuova fase di insicurezza che sta colpendo i luoghi di produzione culturale e le esperienze di occupazione e autorecupero». Quanto al presunto ritrovamento di molotov e fumogeni, rispetto ai quali gli occupanti si dichiarano estranei, Peciola aggiunge: «Nutro molti dubbi su questa accusa: esperienze passate ci insegnano quanto sia facile inserire all’interno di uno stabile ordigni e attrezzi funzionali a creare clima di insicurezza e giustificare simili aggressioni. Non vorrei che quelle molotov fossero le stesse della scuola Diaz. Se, come ha dichiarato alle agenzie stampa, è iniziato un lungo periodo di sgomberi, non tarderà ad iniziare neanche il lungo periodo di resistenza».

«Chiudere un’esperienza come quella dell’Horus – ha detto la consigliera regionale Anna Pizzo nel corso dell’assemblea cittadina – significa infliggere un duro colpo all’intera città. Quanto avvenuto oggi rientra in un’idea autoritaria di democrazia, secondo la quale tutto ciò che è emarginazione deve essere cancellato dalla faccia di questa città. Abbiamo già visto altre volte, e Genova insegna, l’uso strumentale e mediatico da parte delle forze dell’ordine di fantomatici ritrovamenti: si tratta di metodi intimidatori che respingiamo fortemente. Perseguitando i migranti, cacciando i rom e chiudendo i centri sociali – conclude la consigliera Pizzo – Alemanno vuole così costruire la sua ‘Roma Capitale’».
Ma i movimenti non hanno paura: «Da questo momento – dichiarano – inizia la campagna per la riconquista di uno spazio della città, contro le politiche di guerra di Alemanno e della destra, perché siamo convinti che non bisogna chiedere il permesso a nessuno per essere liberi. La nostra libertà non si paga, si strappa».

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