Dopo la morte di cinque senza dimora nella regione di Parigi durante lo scorso mese, è scattato una volta di più lo schema ormai classico nella politica del governo francese, quello di reagire nell’urgenza, rispondendo all’emozione popolare nata da un fatto di cronaca.
Il ministro dell’alloggio, Christine Boutin, ha annunciato ieri di aver avviato una riflessione sull’alloggio obbligatorio per i senza tetto, in caso di gran freddo. E subito ha scatenato una protesta generale delle diverse organizzazioni che si occupano del problema, denunciando la scarsa conoscenza della questione da parte del governo. Chi dice «obbligatorio» sotto intende «forzato»…
L’associazione Droit au logement [Dal – diritto all’alloggio], per esempio, sottolinea che è una misura che rischia di spingere i senza dimora che rifiutano di andare in centri d’accoglienza a nascondersi sempre di più, in condizioni sanitarie sempre più pericolose. Ogni anno il ritorno delle temperature basse riavvia un dibattito mai finito, e mai approfondito. Le radici del problema, come la mancanza d’alloggi o le difficoltà di reintegrazione, per esempio per gli ex-carcerati, sono temi centrali che non vanno discussi. Infatti, più che il freddo, è la strada stessa, con le sue condizioni di vita estrema e le sue malattie, ad uccidere: non se ne parla, ma d’estate anche i senza tetto esistono, e muoiono pure.
Anche di caldo.






