Comincia oggi lo sciopero della fame a oltranza degli ergastolani. Nelle carceri di tutta Italia, oggi i detenuti condannati alla «fine pena mai» rifiuteranno il cibo. Da domani inizierà la «staffetta»: per prima la Toscana, poi l’Umbria e così via.
Noi dell’associazione Pantagruel, grazie alla nostra segreteria, abbiamo coordinato e indetto lo sciopero, ma i veri organizzatori, la vera mente e anima di queste inziative, sono gli ergastolani.
Difficilissimo è per loro comunicare, tra di loro e col mondo esterno. La vita di un detenuto del 41 bis si gioca tra le quattro mura della propria cella e le due ore di aria con gli altri detenuti: solo cinque però. Cinque, come i detenuti che vedono nell’ora di saletta comune, in cui accelerare il tempo con qualche videogioco. Nel 2007, qualcuno di loro ci chiese di aprire questa segreteria, perchè il movimento autorganizzato che spontaneamente era nato tra le mura delle carceri, spezzasse le sbarre che li separano dal compagno di cella e oltrepassasse il filo spinato che li separa dal mondo esterno. L’idea nacque nel 2007, quando 310 ergastolani inviarono al Presidente della Repubblica una lettera in cui chiedevano che la loro condanna, valida fino al 12/12/9999, venisse mutuata in pena di morte. La provocazione di questa lettera diede la forza a uno di loro di cominciare lo sciopero. Era il 1 dicembre: più di 800 detenuti aderirono e alcuni di loro durarono 17 giorni.
Se il nostro obiettivo ultimo è sperare in una futura abolizione dell’ergastolo, il senso più prossimo della protesta è ridare il diritto umano alla speranza a chi è stato negato. Rendere il senso del tempo, a chi se lo è visto strappare: nella lotta collettiva per una causa comune, nel calore della società civile, sensibile alla loro causa.






