Il dispotico regno di Sarkò

Rinchiudere i folli, i senza tetto e i contestatari. Schedarli sistematicamente. Aprire la porta del carcere ai minori di dodici anni. Sono alcune delle misure più clamorose previste dalla «società disciplinare» di Sarkozy. Il 28 novembre alle 6.30 del mattino, la polizia fa irruzione a casa di un giornalista di Libération, che viene ammanettato e portato via davanti ai suoi bambini, poi perquisito integralmente per ben due volte in questura. Perché? Per un articolo pubblicato due anni prima sul sito del quotidiano, di cui Vittorio De Filippis era allora direttore responsabile, a proposito di un processo. La persona presa di mira dall’articolo aveva querelato Libération.
Il 17 novembre, i gendarmi fanno irruzione in una scuola media in cerca di droga, nel sudovest della Francia. Entrano in dieci classi e raggruppano in una sala trenta «sospetti», che vengono perquisiti e a volte spogliati. Le ricerche non portano a nulla.
L’11 novembre, è stata la volta di alcuni giovani attivisti di un paese del centro della Francia, accusati di sabotaggio contro le ferrovie dello stato, che – secondo la stessa ministra degli interni – non hanno messo nessuno in pericolo. Vengono arrestati in piena notte e sbattuti sulle prime pagine dei giornali come pericolosi terroristi dell’«ultra-sinistra».
Molte associazioni e molti intellettuali francesi sono insorti per denunciare questa deriva delle pratiche giudiziarie e poliziesche, che annullano i diritti dei cittadini. Non è un caso se i procedimenti per delitto di oltraggio sono raddoppiati negli ultimi dieci anni. Il sovrano Sarkozy non tollera la critica e la repressione colpisce sempre di più chi non si allinea alla politica regale. Come in un gioco di scatole cinesi, le raffinate forme di controllo postmoderne si incastrano con le pesanti misure di disciplina dell’età moderna.

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