Senza vergogna

La proposta razzista di dedicare alcuni convogli della metropolitana «ai milanesi», fatta da un parlamentare europeo della Lega, rivela per l’ennesima volta il gioco della maggioranza al governo in Italia e la natura del regime liquido che offre a chiunque la liberatoria possibilità di assecondare i propri istinti più beceri senza doversene vergognare. Tra smentite e urla, risatine e battute provocatorie, entriamo nella palude del battibecco e il male assoluto del razzismo appare meno sgradevole. La vergogna è un sentimento pre-politico, quindi non è sul terreno «politico» ma su quello emotivo e sociale che i mass media riescono a sdoganare l’odio.
Dopo gli accordi sotto-banco con i neofascisti, l’esercito per le strade, le ronde para-militari e la denuncia in scuole e ospedali per bambini e malati colpevoli di essere «clandestini», ci mancava solo l’apartheid. Poi entra in scena Gianfranco Fini a mostrare il volto del poliziotto buono. Nella stanza dei giochi dell’appartamento regale di Silvio, mentre l’imperatore si diverte in camera da letto, si recita il tira e molla dei diritti umani. Nella rappresentazione della rappresentanza, sul palcoscenico della politica-spettacolo, la maggioranza è così forte da farsi opposizione da sola. Si dibatte con ordinaria foga di proposte abominevoli, mentre proseguono le deportazioni in Libia. Normale routine democratica.
Non dimentichiamo che la pietra miliare della costituzione materiale di questa Nuova Repubblica è stata posta in un caldo giorno del luglio 2001 a Genova, e Fini ne sa qualcosa: la fase cominciata a piazza Alimonda riconosce legittimità di legiferare ai leghisti che propongono di sparare ai migranti come leprotti e prevede che qualcuno, semmai, aggiusti il tiro. Così ci toccherà anche ringraziarlo, magari.

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