Diritti: dopo la grande manifestazione, una nuova aggressione

All'indomani di una nuova manifestazione per ribadire i diritti di gay, lesbiche e trans, la capitale si fa scenario dell'ennesima aggressione contro una coppia gay

L’ennesima aggressione. Giunge violenta e inaspettata proprio all’indomani di «Uguali», una nuova grande manifestazione a difesa dei diritti per gay, lesbiche e trans, che si è svolta a Roma lo scorso 10 ottobre. Un’iniziativa aperta da uno striscione bianco con su scritto «Liberi e uguali in dignità e diritti», e che ha visto la partecipazione di ben 50mila persone, secondo quanto annunciato dagli organizzatori. Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay, ha voluto sottolineare «la maturità di questo movimento che oggi, anche grazie alla legge contro l’omofobia che arriverà lunedì alla camera, è in grado di dialogare sia con la sinistra che con la destra».
Ma l’aggressione avvenuta ieri contro la coppia gay, «colpevole» di passeggiare per via del Corso, sostituisce lo sdegno alla positività lasciata dalla mobilitazione: «Abbiamo sentito le vittime dell’aggressione – commenta Fabrizio Marrazzo, presidente dell’Arcigay della capitale – a cui abbiamo espresso la nostra vicinanza e solidarietà e forniremo loro tutto il nostro supporto. Ma a colpirci è soprattutto l’età dei giovanissimi aggressori, e il fatto che abbiano urlato slogan neofascisti prima di scagliarsi contro la coppia. C’è un degrado morale di chi commette questi atti di omofobia: è indegno commettere violenza verso chi si ama e si tiene per mano. Le modalità dell’aggressione – conclude – confermano la necessità di un piano culturale e formativo contro l’omofobia che parta prima di tutto dalle scuole. E’ un invito che abbiamo già rivolto alle istituzioni e che ribadiamo di nuovo con forza».
Secondo uno dei due ragazzi aggrediti, Massimo Fusillo, compagno di Francesco e presidente di «Leather Club Roma», associazione di orientamento gay, l’assalto è avvenuto in una delle stradine laterali a via del Corso, in cui i due si erano incamminati per raggiungere un ristorante vicino al Pantheon. E pone l’accento sulla giovanissima età degli aggressori, non oltre i 18 anni che probabilmente, spiega, hanno preso per una provocazione l’abbigliamento sharp [skinhead against racial prejudice], o forse riconosciuto la coppia omossessuale, «anche se in quel momento non ci stavamo scambiando effusioni», ricorda Massimo.
E non sono mancate neanche le braccia tese a fare il saluto romano, né le grida «camerati!», alle quali i due hanno risposto con una fuga pronta, ma non abbastanza.
E in un clima sempre più preoccupante, in cui si è ormai persa la conta di aggressioni e bombe carta, appaiono ancora più forti le parole dirette al governo dalla presidente di Dgay project Imma Battaglia, che durante la mobilitazione di sabato ha dichiarato: «Siamo qui per chiedere che ci siano leggi contro le discriminazioni e questa manifestazione fa seguito ad un incontro molto positivo con il ministro Carfagna. Questa – ha aggiunto – è anche una manifestazione di sostegno alle donne e sono proprio due donne come Concia e Carfagna che stanno riprendendo la battaglia per i diritti».
Più cauto appare invece Franco Grillini, presidente di Gay Net, «vorremmo che la legge in discussione in parlamento fosse completa, altrimenti si rischia di perdere un’occasione. Vorremmo che l’Italia si mettesse al passo dell’Europa nella tutela dei diritti».
«Siamo qui a difendere la Carta Costituzionale. – è stato invece il commento di Vladimir Luxuria – La nostra dignità, purtroppo, si misura ultimamente sulla tutela della nostra incolumità fisica, dei nostri luoghi di aggregazione, il nostro diritto a non essere aggrediti».
E dal lodo Alfano ai diritti di gay, lesbiche e trans, la Costituzione appare come l’ultimo baluardo della difesa dell’uguaglianza: «Il simbolo dell’uguale – conclude Grillini – fa riferimento all’articolo 3 della Costituzione, per cui a nessun cittadino può essere negato il diritto di esprimersi secondo la propria volontà».

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