Stefano Cucchi ucciso in carcere. Presentate diverse interrogazioni parlamentari

Sulla morte in carcere, il 23 ottobre, di Stefano Cucchi sono state presentate diverse interrogazioni parlamentari.

Come si legge in quella presentata dal senatore del Pd Felice Casson, «nella notte tra il 15 e 16 ottobre a Roma, presso il parco degli Acquedotti, il signor Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri perché in possesso di un modesto quantitativo di stupefacenti; quella notte stessa i carabinieri hanno perquisito l’abitazione dell’arrestato e secondo quanto riferito dai familiari, al momento della perquisizione Stefano Cucchi risultava in buone condizioni, camminava sulle sue gambe e non presentava sul viso alcun segno di violenza; il giorno seguente, dopo una notte passata nella camera di sicurezza di una caserma dei carabinieri, Cucchi è stato portato al tribunale di Piazzale Clodio; durante l’udienza di convalida il padre dell’arrestato ha notato che il volto del figlio era gonfio e presentava lividi sotto agli occhi; il giorno stesso dopo l’udienza Cucchi è stato trasferito dai carabinieri nel carcere di Regina Coeli; sabato 17 ottobre è stato disposto il ricovero di Cucchi all’ospedale Pertini, ufficialmente per ‘dolori alla schiena’, i genitori hanno cercato invano di vedere il figlio ricoverato nel reparto penitenziario dell’ospedale, ma gli è stato risposto all’ingresso della struttura che era ‘impossibile visitare i detenuti’; tra sabato 17 e giovedì 22 ottobre i familiari di Stefano Cucchi hanno chiesto insistentemente al personale del reparto penitenziario del Pertini notizie sulle condizioni di salute del loro congiunto senza ottenere alcuna risposta; nella giornata di giovedì viene comunicato il decesso di Stefano Cucchi; i genitori rivedono il giovane solo all’obitorio e si trovano, secondo quanto riferito dal padre Giovanni Cucchi, di fronte a un ‘volto devastato’, quasi completamente tumefatto, l’occhio destro rientrato quasi inesistente e la mascella con un solco verticale sulla destra, segno evidente di una frattura; non solo ai consulenti di parte è stata negata la possibilità di fare le fotografie di quel viso».
Una sequenza di fatti che fa impressione e spinge il senatore Casson a chiedere se il ministro della giustizia Alfano «sia a conoscenza delle ragioni del decesso di Stafano Cucchi nel reparto penitenziario dell’ospedale Pertini, nonché dei fatti che hanno provocato, durante il suo stato di detenzione, le molteplici ecchimosi sul volto dell’arrestato» e «se il ministro conosca le motivazioni che hanno indotto il personale del reparto penitenziario dell’ospedale Pertini, per più cinque giorni, a non fornire alcuna notizia ai familiari sulle effettive condizioni di salute di Stefano Cucchi, impedendo di fatto ai genitori di visitare e di parlare con il figlio moribondo».

Anche la deputata radicale Maria Antonietta Farina Coscioni – che sottolinea il fatto che «al signor Cucchi non siano stati concessi gli arresti domiciliari, nonostante i fatti contestati non fossero di particolare gravità» – ha rivolto sei precise domande al ministro:

«1) Che tipo di traumi presentava il signor Stefano Cucchi e chi glieli-ha provocati?
2) Perché il signor Cucchi è stato ricoverato all’ospedale Pertini?
3) La morte è dipesa da possibili violenze subite?
4) Per quale motivo ai genitori è stato impedito di incontrare il figlio per ben sei giorni?
5) Per quale motivo non sono stati concessi gli arresti domiciliari al signor Cucchi, neanche fosse il più efferato criminale?
6) Per quale motivo non vengono rese pubbliche le foto del viso tumefatto posto che in Italia capita spesso che i verbali degli interrogatori a base di inchieste importanti vengono immediatamente trascritti sui giornali?».

Carceri: Rita Bernardini presenta interrogazione sul detenuto morto all’ospedale Pertini e denuncia nuovo suicidio in carcere a Tolmezzo

Un’altra deputata radicale, Rita Bernardini, che è anche membro della commissione giustizia ha presentato un’interrogazione rivolta anche al ministro della difesa La Russa, e denunciato un ennesimo suicidio in carcere. Per Bernardini è urgente l’apertura di «una indagine conoscitiva sui decessi in carcere». «Mentre diramiamo questo comunicato, infatti, ci giunge notizia che un altro ragazzo, un rumeno di 24 anni si è suicidato impiccandosi nel carcere di Tolmezzo. La notizia è stata confermata dalla direttrice Silvia Della Branca che ancora una volta, come tutti i direttori dei penitenziari italiani, ha stigmatizzato l’insostenibile carenza di personale», scrive Rita Bernardini.

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