Segreto

La condanna di primo grado emessa dal tribunale di Milano a carico degli agenti della Cia responsabili del sequestro dell’ex imam di Milano Abu Omar è certamente una buona notizia. Lo è certamente meno la decisione di dichiarare il non luogo a procedere per l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e per il suo vice Marco Mancini. Non tanto e non solo per l’attribuzione delle responsabilità penali, che sono sempre personali, quanto perché a causa del segreto di stato, opposto tanto dal governo Prodi quanto da quello Berlusconi non è stato possibile accertare il livello di coinvolgimento dei servizi di intelligence italiani nella rete delle rendition messa in piedi dalla Cia. E’ un tema questo che travalica il ruolo di Pollari e Mancini e attiene più in generale al modo in cui l’Italia si è posizionata nella guerra al «terrorismo» lanciata da George W. Bush dopo l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001.
Togliere il segreto sulla vicenda di Abu Omar avrebbe probabilmente aiutato a decifrare altri pezzi del mosaico. Per esempio quello che riguarda i voli segreti della Cia che hanno attraversato lo spazio aereo italiano con a bordo «sospetti terroristi», cioé vittime di rendition, depositati poi in paesi terzi alla mercé di torturatori e aguzzini. Voli documentati, per esempio, dalla commissione di indagine sulle rendition del Parlamento europeo. Oppure la storia di Abu ElKassim Britel, cittadino italiano di origine marocchina, rapito dalla Cia in Pakistan e trasferito in Marocco. I servizi italiani sapevano tutto, anche delle torture nel carcere di Temara e della condanna ingiusta subita in un processo farsa. Britel è ancora lì. l’Italia fa finta di non saperlo.

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