Non so se Brenda si è suicidata o è stata uccisa. Quello che so è che, in entrambi i casi, è stata vittima di un mondo odioso, fatto di cattiveria e violenza verso tutto quello che sembra differente o non omologato, altro rispetto a quella che di volta in volta viene definita come pubblica morale.
Un mondo di giornali, presunti opinionisti, politici incapaci. Che in questi giorni hanno scaricato su Brenda e le altre trans fiumi di miseria, ipocrisia, falsità, insulti. Che hanno trasformato le persone transessuali in mostri, in entità prive di scrupoli, in degenerate. Alla fine, l’unica cosa a non fare schifo, in tutta la vicenda Marrazzo, è stata proprio il suo rapporto sessuale, seppur mercenario, con Natalie.
E così Brenda è morta. La sua fine si somma a quella di centinaia di trans che ogni anno muoiono per mano dell’intolleranza e della transfobia, massacrate a volte solo per la loro diversità.
Oggi si celebra la giornata mondiale in ricordo delle vittime degli omicidi transfobici, il Transgender day of remembrance. Che coincidenza. Una coincidenza tale che verrebbe da pensare che, se non fosse suicidio, sarebbe un messaggio chiaro.
Oggi a Napoli – come in altre decine di città del mondo e d’Italia – questa giornata si commemora con iniziative, spettacoli, fiaccolate, e con la lettura dei nomi e delle storie delle vittime transessuali dell’ultimo anno.
Ora abbiamo un motivo in più per esserci, esserci in tanti. Per dichiarare pubblicamente da che parte stiamo e che non siamo più disposti ad accettare. Anche perché, che lo vogliamo o no, ogni nostro silenzio, ogni nostra indifferenza rischia di essere scambiata per complicità.
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