A Cagliari si raccontano gli spazi della lettura

Straordinario il successo del IV Forum della lettura, svolto a Cagliari, nella Manifattura tabacchi finalmente restituita alla città, il 3 e 4 novembre scorso.
In una città che conta 160mila abitanti e in una regione che ne ha 1,6 milioni cinquecento persone hanno ascoltato con attenzione librai e filosofi, sociologi ed editori, maestre e animatori sociali, bibliotecari e sindaci, architetti e urbanisti, antropologi e attori, registi e comunicatori, giornalisti e presidenti di regione (c’erano Renato Soru e Nichi Vendola): ragionavano, discutevano e presentavano esperienze sui modi, i luoghi, le condizioni, le idee, le iniziative utili a promuovere la lettura. Soprattutto là dove essa non è ancora un’attività consueta, un nutrimento abituale della fantasia e della coscienza.

“Spazi della lettura” era il tema della quarta sessione del forum: la prima delle tre che si terranno a Cagliari, le altre sono state in Puglia, dove l’iniziativa è nata.
Spazi in tutti i sensi, a partire da quelli della città, per la quale il modo in cui la lettura si svolge non è indifferente, e la cui realtà non è indifferente al modo nel quale la lettura si svolge.
Tra le esperienze illustrate hanno colpito, anche da questo punti di vista, biblioteche che diventano spazi di vita comune (piazze integrate con le altre piazze, come quella comunale di Arzignano) e biblioteche ambulanti che, portando in lettura e in prestito libri e riviste di molte culture, animano di nuove voci e nuovi interessi grandi spazi metropolitani (come l’esperienza di Migralibro che, nella torinese Porta nuova è al servizio degli emigrati, dei bambini delle scuole, della cittadinanza).

Ma sono all’ordine del giorno anche gli spazi dove la lettura non arriva, a meno che persone di buona volontà non li portino: come le carceri e gli ospedali, come le spiagge d’estate e i bar di paese, e così quelli dove la lettura arriva come un obbligo anziché una festa (come nelle scuole).
Il discorso non era tanto sul libro, quanto sulla lettura. E del libro molti sottolineavano il carattere di “bene”, più che quello di “merce”. Della lettura si sottolineava l’aspetto di liberazione dello spirito, più che quello di svago e distrazione. Ma certo che il libro deve essere prodotto e venduto perché il lettore ne possa fruire; quindi è merce oltre a essere bene, e come tutte le merci utili ha i suoi problemi, che ne rendono difficile la circolazione in un mercato opulento nel quale la confezione e la moda vincono sulla qualità intrinseca.

Non è unicamente il libro lo strumento mediante il quale avvengono quegli eventi personali che fanno crescere interiormente, che fanno comprendere meglio il mondo e gli altri, che fanno leggere il passato e prefigurare il futuro. Sono strumenti adoperati per gli stessi fini anche il cinema e il teatro, anche la pittura e la fotografia, anche la televisione e il web. Lo hanno testimoniato, oltre che alcuni interventi di specialisti, anche la splendida performance teatrale di una scuola cagliaritana, dei filmati, e tre bellissime mostre che riempivano altri spazi dell’antica fabbrica.
Un evento, insomma, al quale tutti hanno partecipato con attenzione e interesse. Se ci fosse stato più spazio per il dibattito questo avrebbe potuto proseguire per ore, e comunque si è diramato attorno e dopo le sessioni ufficiali negli spazi dell’antica fabbrica. Ma la cosa forse più interessante è il modo e il mondo da cui il Forum è nato. Esso è l’evento pubblico nazionale che conclude un anno di lavoro dei Presidi del libro, singolari organismi di base, nati in Puglia su stimolo di un noto editore barese e rapidamente disseminati in tutte le regioni italiane. Particolarmente in quelle nelle quali la lettura è difficile.

I Presidi del libro, come racconta il loro sito, “sono gruppi di lettura, avamposti sorti dal basso per promuovere la diffusione del libro e le occasioni d’incontro culturale. Il loro fine è quello di aggregare i lettori attirando l’attenzione di tutti, a partire dalle istituzioni, sull’importanza della lettura per la crescita civile, sociale ed economica del Paese”. Essi valorizzano realtà associative spontanee già esistenti e, se necessario e utile, le promuovono; coinvolgono autori, scuole, biblioteche, editori, librai, persone che parlano tra loro dei libri che hanno letto.
Si definiscono “il contagio del passaparola, occasioni di scambio di idee, approfondito, divertente, appassionato, civile, tra persone anche molto diverse tra loro e di diverse età, luoghi in cui il non-lettore incontra il lettore sui temi che lo interessano più da vicino”.
Essi sono ormai molte decine, in prevalenza in Puglia e in Sardegna. Ma anche in Piemonte, in Emilia-Romagna, in Veneto, Lombardia, Marche. Le due entusiasmanti giornate del Forum cagliaritano hanno dato la sensazione che siano una parte di quell’Italia che resiste alla marea montante dell’individualismo e del privatismo: riuscendo a fare di un’emozione indubbiamente privata e individuale, qual è la lettura, un momento della crescita della dimensione sociale e pubblica della vita quotidiana.
La lettura, ha detto qualcuno, può essere la soglia sulla quale la casa e la piazza s’incontrano, dall’una si passa, morbidamente, nell’altra.

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