Mediacoop. Appello al senato perché impedisca la falcidia del pluralismo

Con il voto di fiducia di ieri sera la camera ha approvato la manovra economica varata dal governo con il decreto 112 del 25 giugno 2008. Il testo passa ora, blindato, all’esame del senato che dovrebbe approvarlo entro pochi giorni. Tempi oltremodo ristretti, dunque, anche al senato, che impediscono un esame attento e ponderato di una manovra triennale che anticipa, di fatto, e condiziona la sessione di bilancio del prossimo autunno. Per il mondo dell’editoria, cooperativa, non profit e di partito, il decreto – in corso di definitiva approvazione – rende la situazione drammatica: riduce, infatti, drasticamente le risorse destinate all’editoria e, cosa ancor più grave, sopprime il carattere di diritto soggettivo dei contributi.

E’ quasi certa, in tal modo, la chiusura di quotidiani, nazionali e locali, di agenzie di stampa e di periodici. Per molti di essi, infatti, oltre che per i veri giornali di partito, sopraggiungono difficoltà insormontabili. Si tratta di un fatto gravissimo, senza precedenti: l’assestamento di un colpo così duro al pluralismo ed alla democrazia non si era mai visto. Neppure la drammatica congiuntura economica del 1992 determinò una simile e sciagurata decisione, assunta per di più – quasi con una imboscata a ridosso delle ferie e con una discussione parlamentare strozzata dai voti di fiducia. Ed ancora: mentre la scure viene abbattuta per 87 milioni per il 2009 e 100 per il 2010 sui contributi diretti all’editoria cooperativa e non profit, si lasciano intonsi e per certi versi si consolidano i 305 milioni di contributi indiretti per le poste, gran parte dei quali è appannaggio delle grandi testate.

Nonostante che 73 deputati, di tutte le forze politiche, e l’intera Commissione cultura della camera avessero avvertito il pericolo e provveduto a presentare emendamenti risolutivi, il governo ha tirato diritto, anzi ha disarticolato ulteriormente il provvedimento con un emendamento dell’ultima ora. Attenzione! Si tratta di 27 quotidiani editi da cooperative di giornalisti; di 12 quotidiani organi di partito, di 13 quotidiani e periodici di movimenti politici. Ma quale pluralismo nel sistema italiano dell’ informazione resterebbe se gran parte di queste testate dovessero scomparire? Dal Manifesto al Corriere Mercantile, dal Cittadino Oggi al Corriere di Forlì, dal Nuovo Corriere Bari Sera a Rinascita, dalla Voce di Mantova alla Cronaca, da AREA al Corriere Nazionale, Metropoli Day e così via, per tanti, tanti altri ancora. Senza citare le difficoltà gravi che si abbatterebbero sull’Avvenire, Il Riformista, Il Foglio e su tutti i veri giornali di partito. Mediacoop si augura che il senato, nell’interesse del paese, raccolga il nostro appello, valuti con grande attenzione e saggezza il provvedimento che sarà al suo esame ed impedisca tale grave disastro. Tra l’altro una domanda è rimasta sospesa e senza risposta: come è possibile con un regolamento di semplificazione legislativa modificare disposizioni assunte con norma primaria?
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