La scure del governo e i nuovi progetti di Rassegna sindacale

Ragionare di informazione, lavoro e sindacato, insomma di democrazia, potrebbe essere una buona occasione per conoscere meglio desideri, esigenze e problemi di milioni di persone e comunità che abitualmente non fanno notizia, se non quando il lavoro uccide e si accendono per poche ore i riflettori dei grandi media. Ma affrontare quei temi con una redazione come Rassegna sindacale, il settimanale fondato da Giuseppe Di Vittorio, che si appresta a promuovere un nuovo interessante progetto multimediale [auguri da Carta], è davvero parlare di democrazia, soprattutto se lo si fa mentre il governo decide che il pluralismo dell’informazione, già aggredito da un controllo dei media senza precedenti nella mani dello stesso presidente del Consiglio, non merita alcuna tutela. «Eppure quel pluralismo è previsto dalla nostra Costituzione», ricorda Tarcisio Tarquini, giornalista e presidente di Edit coop, l’editrice di Rassegna sindacale.
Pochi sanno che giovedì 24 luglio la maggioranza ha approvato alla camera un provvedimento del governo che, una volta completato il suo iter, condannerebbe alla chiusura almeno una trentina di testate, da Rassegna sindacale a Carta passando per il manifesto e l’Avvenire. Il ministro Tremonti ha infatti deciso di tagliare il cinquanta per cento dei contributi pubblici diretti per le testate non profit, edite da cooperative di giornalisti o di proprietà dei partiti, risparmiando invece i contributi indiretti, cioè quelli che, attraverso i rimborsi postali, consegnano ogni anno diverse decine di milioni di euro al Gruppo Mondadori, al Sole-24 Ore e alla Rcs.

Cosa significa in questo contesto rinnovare l’informazione dedicata ai temi del lavoro? «Vuol dire affrontare di petto, con coraggio, la sfida dell’innovazione – dice Tarquini – per favorire l’attenzione dell’opinione pubblica e degli altri media sui temi del lavoro». Del resto, convivere con la difficoltà di programmazione, non è una novità per il settimanale della Cgil, ma certo questa volta l’intervento del governo sembra devastante. Aggiunge Tarquini: «Da anni sosteniamo le proposte di Mediacoop per costruire un nuovo sistema di sostegno pubblico all’editoria. Nel tempo le smagliature nelle quali si sono inseriti i pirati dell’informazione, chi pur essendo privo dei requisiti ha giocato su furberie, sfumature e connivenze politiche per accedere al sostegno pubblico, si sono allargate, minando così le fondamenta di un sistema nato per garantire da un mercato squilibrato il diritto dei cittadini a un’informazione plurale. È vero anche che un provvedimento di quel tipo è stato reso più facile dall’azione qualunquistica di chi recentemente ha protestato senza distinguere tra chi è un usurpatore di contributi pubblici e chi no. Siamo di fronte a un’operazione di giustizia sommaria».
Rassegna sindacale sostiene da tempo che per invertire questa tendenza occorre proporre un sistema normativo alternativo, come ha fatto ad esempio Mediacoop, nel quale si individuano nuovi criteri rigidi, tra chi è meritevole di un sostegno pubblico e chi no.
Anche per questi motivi, il progetto di rinnovamento di Rassegna sindacale, spiega Tarquini, non poteva che partire da due certezze: la scarsità delle risorse, «ma anche la potenzialità del sindacato, con il suo straordinario patrimonio di idee, uomini e comunità». Tre i percorsi individuati: il rafforzamento di Rassegna, cominciato con la nomina di Paolo Serventi Longhi [che prima di diventare e restare a lungo segretario nazionale del sindacato dei giornalisti è stato cronista sindacale all’Ansa], il potenziamento del notiziario on line pubblicato ogni giorno su Rassegna.it, il lancio della radio web Radioarticolouno.it, ma non si esclude nei prossimi mesi la possibilità di una web tv. «Si tratta di un progetto complesso – dice Tarquini – il cui vero obiettivo finale è l’integrazione tra i diversi media: il settimanale, che resta il perno centrale, il sito e la radio. Così come già esiste il cosiddetto ‘lettore cross mediale’, cioè che prende notizie da tv, giornale e radio, è importante proporre un unico flusso di notizie che passa attraverso i diversi media in rete tra loro».

In settembre saranno pronti il nuovo sito, cha lascia ampia possibilità all’interattività e alla partecipazione dei lettori, e la web radio, legata a una rete di diverse radio private analogiche che raggiungono gran parte dell’Italia e che fornirà ogni giorno almeno due giornaliradio e una trasmissione di approfondimento.
«Come sistema multimediale della Cgil abbiamo una grande responsabilità in questo momento – aggiunge Paolo Serventi Longhi – Dobbiamo sapere bucare una certa stanchezza collettiva di molti lavoratori, provocata dai risultati elettorali». Quali le priorità del nuovo Rassegna sindacale? «Occorre soprattutto spiegare cosa sta facendo il governo. L’obiettivo resta espandere, con le risorse disponibili, la nostra capacità di raggiungere gli iscritti della Cgil, i lavoratori delle aziende ma anche gli altri cittadini».

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