Editoria: crisi e proteste a Liberazione

Primi effetti dei tagli previsti dal governo per le testate cooperative e di idee: al quotidiano di Rifondazione comunista c'è aria di crisi. Ferrero rassicura:«Puntiamo al rilancio della testata» ma non riesce a convincere i giornalisti in agitazione.

Liberazione è entrata in stato di agitazione: in seguito alla soppressione del freepress decisa unilateralmente dal consiglio di amministazione, il comitato redazionale ha deciso ieri per lo sciopero, per cui oggi il quotidiano non era in edicola. La crisi della sinistra, iniziata con le elezioni dell’aprile scorso vede sempre più manifesti i suoi effetti: il giornale di Rifondazione Comunista è di proprietà di Rifondazione al 100 per 100 per cento, con un consiglio di amministrazione indipendente che ora si confronta con il cambio politico della segreteria. I conti sono in passivo ed inoltre le vendite sono diminuite del 30 per cento rispetto al passato.
A Liberazione, questa mattina c’erano i colleghi della stampa per solidalizzare con un settore, quello della stampa indipendente, in seria difficoltà anche per i tagli previsti dal nuovo regolamento sull’editoria. A rischio, oltre al quotidiano di Rifondazione Comunista, anche Il Manifesto, Carta e tutti i giornali cooperativi e di idee che garantiscono la pluralità dell’informazione. Il comitato di redazione non vuole entrare nella battaglia politica interna al partito: “Vogliamo chiarimenti sulla sopravvivenza del
giornale. Il nostro è uno sciopero per la difesa dell’occupazione, di quei 60 e più giornalisti che non sanno quale sarà il loro futuro», dice Stefania Podda, in rappresentanza del comitato «teniamo la barra dritta sui nostri diritti». Le facce in redazione sono preoccupate: «Siamo letteralmente senza parole» spiega Monia Cappuccini «assistiamo quotidianamente a dei tagli senza sapere cosa sta succedendo». Il direttore Piero Sansonetti è disposto a mettere sul piatto la sua carica, «ma non bisogna strozzare il giornale, piuttosto lavorare sulla proposta di riforma dell’editoria». Il problema nasce dal fatto che Rifondazione non ha più i contributi dei propri parlamentari, e dai conti in rosso della testata, a cui si aggiungono i tagli all’editoria. Il segretario Ferrero scende in redazione, lasciando la riunione di segreteria indetta proprio per la crisi di Liberazione «per rispetto dei lavoratori e delle lavoratrici. La situazione è grave per il deficit del giornale, passato da 700.000 euro del 2003 a 2.400.000 euro previsti per il 2008. A questo si aggiungono i tagli previsti dalla riforma dell’editoria. Solo ieri abbiamo avuto i conti, come proprietà del giornale dobbiamo affrontare la
situazione, ma vogliamo essere chiari e trasparenti. Non possiamo entrare nel dettaglio, ci impegnamo per il rilancio della testata». Data la presenza del segretario della Federazione nazonale della stampa Franco Siddi, è stata subito decisa una riunione per aprire le trattative. Secondo Siddi, «Comprendo bene la situazione di Rifondazione Comunista, ma i partiti devono fare uno sforzo. Con i tagli previsti dal governo, è in gioco la pluralità dell’informazione, vorremmo che ci fosse un confronto con le istituzioni perchè non stiamo chiedendo
finanziamenti a pioggia». Il comitato di redazione chiede al segretario Ferrero di formalizzare lo stato di crisi. Soprattutto, emerge il disagio di essere in crisi senza sapere esattamente cosa stia accadendo e per il momento Rifondazione non può dare nessuna rassicurazione, perchè ancora bisogna analizzare i dati e confrontarsi tra proprietà, consiglio di amministrazione e redazione. «Mi abbono a Carta per solidarietà» dice Checchino Antonini, redattore impegnato soprattutto sui movimenti «senza Liberazione, Carta ed Il Manifesto, Federico Aldobrandi
sarebbe stato un drogato, l’Alitalia sarebbe stata un covo di nullafacenti strapagati.Voglio uscire da questa situazione politicamente: le proprietà dei giornali di sinistra sono non solo i tesserati e gli abbonati, sono le comunità di cui raccontiamo le forme di resistenza. La vicenda sindacale di Liberazione è autonoma, ma ricordiamoci che o ti racconti o vieni raccontato».

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