Editoria: Bonaiuti in parlamento tra una settimana

Il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria Paolo Bonaiuti sarà in audizione alla commissione affari costituzionali del senato martedì 8 ottobre alle ore 14,30; il giorno successivo toccherà alla commissione cultura della camera. Oggetto dell’audizione l’ormai famoso regolamento di «semplificazione» della legge dell’editoria, che assieme ai tagli previsti dal ministro dell’economia Giulio Tremonti nel suo decretone fiscale dell’estate significa la morte quasi certa di decine di testate cooperative, di idee e delle minoranze. Bonaiuti dovrà rispondere ai rilievi critici mossi dalla Federazione nazionale della stampa, dal Coordinamento dei cdr dei giornali colpiti dai tagli e da Mediacoop e che si concentrano essenzialmente su due punti: ripristinare il diritto soggettivo ai contributi diretti cancellato dal decreto di Tremonti; congelare il regolamento per aprire un ampio confronto sulla legge di riforma dell’editoria. «Una legge vera e non un semplice regolamento», ha detto Franco Siddi, segretario della Fnsi nel corso di una conferenza stampa tenuta oggi a Montecitorio proprio per discutere dei tagli ai giornali. Molti gli interventi durante la conferenza stampa: da Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop, a Roberto Natale, presidente della Fnsi, dai giornalisti di Liberazione e del manifesto a quelli di Europa, passando per i deputati Franco Levi [Pd] e Andrea De Angelis [Pdl] e per il senatore Giuseppe Giulietti [indipendente dell’Idv, associazione Articolo 21]. Gli elementi comuni sono chiarissimi: non si tratta di una battaglia corporativa o semplicemente per la difesa dei posti di lavoro, ma di una lotta per garantire il pluralismo dell’informazione, messo a rischio dalla concentrazione pubblicitaria e delle proprietà dei giornali «maggiori», che non hanno subito dal governo alcun taglio ai contributi indiretti che sostengono i loro bilanci. Tutti hanno sottolineato che non è accettabile quella che appare sempre di più come l’unica ragione politica del decreto di Tremonti e del regolamento di Bonaiuti: aumentare il potere discrezionale dell’esecutivo nella distribuzione dei fondi dell’editoria, limitando l’autonomia aziendale e giornalistica delle testate. Grassucci ha rilevato che tutto ciò che può essere fatto per bloccare il regolamento e modificare il decreto deve essere fatto subito, perché molti giornali cooperativi rischiano di non arrivare alla fine dell’anno o al massimo di poter sopravvivere fino a giugno, quando si tratterà di approvare i bilanci senza che si possa avere certezza degli stanziamenti del governo. Le audizioni di Bonaiuti saranno la prima occasione utile per portare la mobilitazione fuori dalle redazioni, direttamente in piazza Montecitorio.

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