Napolitano: «Difendere il pluralismo dell'informazione»

Il presidente della Repubblica, durante la Giornata dell'informazione, chiede al governo di accogliere le proposte del mondo dell'editoria rispetto al regolamento Bonaiuti e invoca la necessità di non «comprimere la diversità delle voci».

Non è un appello retorico quello fatto oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale. Durante la Giornata dell’informazione, organizzata sul Colle per premiare i vincitori di premi giornalistici e attribuire la medaglia d’oro alla memoria di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, Napolitano ha fatto riferimenti precisi e specifici alla questione dei tagli decisi dal governo al fondo per l’editoria. «Nessun settore può sfuggire all’impegno di contribuire alla riduzione della spesa pubblica, neppure l’editoria. Ma bisogna agire stando attenti a non comprimere il pluralismo» ha detto il capo dello stato aggiungendo che il contenimento della spesa «va affidato a una razionalizzazione di molte voci che non brillano per valutazione di motivazioni e per trasparenza». Tuttavia, «ci deve essere la preoccupazione a non comprimere il pluralismo anche per quelle voci che ora non sono rappresentate in parlamento», un riferimento diretto alla situazione di Liberazione e più in generale alle critiche mosse dalla Federazione nazionale della stampa, da Mediacoop e dal Coordinamento dei giornali di idee, cooperativi e delle minoranze che nei giorni scorsi aveva promosso una conferenza stampa a Montecitorio proprio per denunciare i punti critici del regolamento emanato da Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria e l’effetto «desertificatore» dei tagli previsti dal decreto fiscale di Tremonti, convertito con la legge 112.
Il presidente Napolitano non si è limitato ad alludere. A Bonaiuti, che era presente in platea assieme ai vertici della Fnsi e della Fieg, Napolitato ha rivolto l’invito a prestare «attenzione ai suggerimenti venuti dal mondo dell’editoria» anche nella redazione del nuovo regolamento, che, secondo quanto ha detto Bonaiuti tre giorni fa alla commissione affari costituzionali del senato, dovrebbe essere pronto entro la fine del mese.
Nel suo discorso Bonaiuti non poteva non toccare un tema così delicato e però lo ha fatto per ribadire, nonostante le parole di Napolitano, che i tagli saranno confermati «perché il governo intende restare nei parametri di Maastricht». Una giustificazione che non regge, visto che lo stesso governo ha chiesto più volte di poter forzare i parametri per intervenire in soccorso delle banche e che, oltretutto, l’informazione è considerata dall’Ue uno di quei settori per i quali le regole di Maastricht non si applicano dato che il ruolo sociale e politico dell’informazione «vince» sugli aspetti squisitamente economici. Lo ha ricordato anche il parlamento europeo nel voto del 25 settembre, proprio invitando la Commissione a incoraggiare gli stati ad adottare adeguati strumenti giuridici ed economici per garantire il pluralismo dell’informazione.
Bonaiuti ha comunque ribadito che il governo è disponibile a trovare «con il Parlamento, una soluzione bipartisan» e che «si terrà conto» delle osservazioni alla bozza di regolamento arrivate a pioggia sia da Mediacoop che dall’Fnsi che dalle altre «parti sociali» interessate al tema. Nel suo discorso, però, Bonaiuti ha mantenuto un margine di ambiguità: da un lato infatti ha chiesto al Parlamento «un contributo per arrivare a una legge di sistema innovatrice e condivisa», dall’altro ha confermato i tagli. Esattamente la situazione denunciata tanto dall’Fnsi che da Mediacoop che hanno più volte ripetuto che non ha senso parlare di riforma se prima il settore editoriale viene falcidiato dai tagli. «Le parole del capo dello stato sono un richiamo forte – commenta il presidente della Fnsi Roberto Natale – E vanno nella direzione da noi indicata. Speriamo vivamente che il governo le tenga nel debito conto. Da parte nostra – aggiunge Natale – Ribadiamo che siamo disponibili a collaborare all’elaborazione di una legge per l’editoria, ma a condizione che non si debba discutere sotto la spada di Damocle dei tagli».

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