Editoria: l'allarme non è cessato

Soddisfazione per il rinvio di due anni dell'entrata in vigore dei tagli previsti da Tremonti, ma anche allarme per la mancanza di fondi nella Finanziaria. Una conferenza stampa a Montecitorio ribadisce che la battaglia in difesa del pluralismo non è ancora finita.

Soddisfazione e attenzione. Sono le due parole più ripetute negli interventi della conferanza stampa convocata oggi a Montecitorio dal Coordinamento delle redazioni dei giornali di idee, cooperativi e delle minoranze, assieme alla Federazione nazionale della stampa, ai sindacati e ai parlamentari che in Commissione bilancio, due giorni fa, hanno efficacemente bloccato i tagli alle sovvenzioni pubbliche per l’editoria. Erano – anzi, sono – i tagli previsti dal decretone fiscale estivo di Giulio Tremonti e tradotti in pratica dal regolamento di «semplificazione» elaborato – per ora solo come bozza – dal sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria Paolo Bonaiuti. Un emendamento approvato due giorni nella Commissione bilancio della Camera ha rinviato tutto di due anni e ha ripristano per il 2008 e il 2009 il diritto soggettivo ai contributi previsto nella legge attuale. Ma, appunto, si tratta solo di un rinvio. Che consente alle decine di testate a rischio chiusura di guadagnare tempo e che potrebbe aprire lo spazio per avviare, in modo concordato e non per decreto, una riforma organica del settore editoriale. Questo almeno è l’auspicio emerso dagli interventi della giornata, concordi nel sottolineare l’importanza del risultato raggiunto e del metodo usato, ma anche attenti a ricordare che, a fronte del ripristino del diritto soggettivo, non ci sono ancora nella legge Finanziaria le risorse per garantire che il diritto non rimanga solo sulla carta.
Lo ha ricordato Lelio Grassucci, presidente di Mediacoop: «Per finanziare la legge sull’editoria l’anno scorso c’erano 418 milioni di euro; quest’anno a oggi ne sono stati allocati solo 261. Occorre fare ancora uno sforzo per indicare come coprire completamente il fondo e poi per orientare il lavoro del parlamento in modo che eventuali risparmi non escano dal settore editoriale». A questo stanno lavorando 83 parlamentari di diverse forze politiche che hanno presentato 13 emendamenti alla Finanziaria per garantire che il fondo per l’editoria sia coperto. E del resto il lavoro delle ultime settimane, tanto di Mediacoop, quanto della Fnsi quanto ancora dei sindacati – Cgil soprattutto – è stato anche orientato a suggerire soluzioni per reperire, nel settore editoriale, le risorse necessarie a finanziare i giornali di idee, cooperativi e delle minoranze. Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, ha ricordato che «avevamo ragione a porre la questione in termini di difesa della libertà di espressione e del pluralismo dell’informazione e il voto unanime in commissione bilancio lo dimostra». Fammoni ha sottolineato anche un aspetto «per nulla secondario dell’emendamento approvato in commissione e cioè che viene restituita al parlamento la competenza primaria su questa materia, che quindi viene sottratta alla semplice volontà del governo». E’ un punto su cui è tornato anche Roberto Natale, presidente della Fnsi, per dire che «da questo momento e nei prossimi due anni, occorre lavorare sia per evitare che i tagli rimangano in piedi quanto per avviare il percorso più aperto possibile per la riforma organica del sistema dell’editoria in Italia». Franco Siddi, segretario della Fnsi, ha annunciato durante la conferenza stampa che Bonaiuti, in un incontro con i vertici della Fnsi venerdì scorso, ha manifestato l’intenzione di procedere al più presto a un seminario di studio che dovrebbe essere propedeutico per convocare, forse già entro la fine dell’anno, gli Stati generali dell’editoria. «E’ un segnale positivo – ha aggiunto Siddi – che però non ci deve far dimenticare che il clima generale, nel governo e nel paese, è ancora ostile all’editoria, a un ruolo dello stato in questo settore e alla previsione di misure adeguate per governare i fenomeni di profonda trasformazione che il sistema editoriale italiano sta vivendo».
Il riferimento è alla legge Gasparri: tra due anni – in coincidenza quindi con l’entrata in vigore dei tagli – scade l’articolo che proibisce ai titolari di concessioni televisive di entrare nel mercato della carta stampata. Con il rischio, quindi, che si possa accentuare la concentrazione pubblicitaria e distributiva che già oggi rende il mercato editoriale italiano tutt’altro che libero. Per questo, e per tutelare i posti di lavoro non solo giornalistici, del settore alla mobilitazione della Fnsi, di Mediacoop e delle redazioni dei giornali a rischio si sono uniti anche i sindacati [Cgil, Uil, Cisl e Ugl] preoccupati per l’impatto dei tagli. Il testo dell’emendamento approvato in Commissione bilancio della Camera deve essere confermato dal Senato nei prossimi giorni. Poi inizierà la fase di «attenzione» a quanto avviene attorno alla legge Finanziaria: «Già nelle prossime settimane – ha aggiunto Natale – si potrà capire quali sono in parlamento i margini per avviare la riforma che auspichiamo: senza un’adeguata dotazione del fondo per l’editoria anche il riconoscimento del diritto soggettivo rischia di essere svuotato». L’allarme, quindi, continua a suonare.

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