Il mutuo soccorso dell'editoria indipendente

È un merito che Carta abbia preso l’iniziativa di aprire questa discussione e poterla sviluppare ha un valore in sé: è uno stimolo rinnovato per provare a non subire l’isolamento vissuto da ciascuno di noi in qualità di editori e/o librai e anzi per cercare di infrangerlo. Il dibattito che si è avviato è senza dubbio significativo di una condizione che stiamo vivendo, ma anche della possibile volontà di reagire e, seppure l’occasione da cui nasce risieda nelle misure del ministro Bersani, i problemi che pone non sono contingenti
Il rischio di scomparsa della piccola editoria di qualità e indipendente e della distribuzione nelle piccole librerie che ancora resistono, come molti interventi hanno segnalato, è tutt’uno con lo strapotere della grande distribuzione e della grande editoria, ma anche con l’indirizzo del mercato del libro secondo direttrici ben definite, come libro di consumo e/o di grande tiratura.

Viceversa se abbiamo la pretesa di sottrarci a questo strapotere [e di non esserne schiacciati] non è solo per cercare di stare a galla, ma forse anche perché abbiamo l’obiettivo di pubblicare e far circolare idee e proposte, prima tra tutte l’idea stessa del possibile miglioramento della vita umana. Volersi sottrarre diventa quindi proporre un patrimonio di idee che non cerchino l’avallo del sistema (politico, economico e militare) in cui viviamo e che non si vogliano collocare sotto il suo ombrello istituzionale e ideologico, ma al contrario che possano contribuire a suscitare pensiero critico e soprattutto propositivo. E la questione non è da poco. Ci troviamo immersi in una crisi profonda e senza precedenti che ha numerosissime sfaccettature: è crisi della politica, dei suoi guasti e delle sue miserie [e questo è un bene], ma è anche e soprattutto crisi culturale, di valori, delle concezioni stesse dell’impegno di trasformazione. L’esistenza di una controtendenza è qualitativa.
È qui che assumono ancora più significato le (possibili) scelte coraggiose e costanti di un’editoria «alternativa». Esserci e chiederci come vogliamo esserci è tutt’uno con la ricerca di modalità per poterlo fare.
Se abbiamo l’ambizione di essere un’editoria per la pace, appunto, un’editoria che scelga ciò che pubblica in ragione di un criterio – vogliamo dire –etico, a maggior ragione abbiamo interesse a cercare strade di confronto e punti di contatto tra soggetti editoriali diversi, ma anche a rinnovare e inventare un nuovo rapporto con le piccole librerie così preziose.

Può essere effettivamente un inizio interessante di un processo di autodifesa dagli aspetti più deleteri delle leggi economiche vigenti e contemporaneamente, perché no, di «incontro comunitario» in un percorso di sottrazione dal peso decadente e misero della cultura dominante. Il parallelo con l’esperienza delle comunità della Val di Susa o di Vicenza o di San Pietro in Rosà ecc. che propone Carta a questo proposito è convincente. Sono realtà che rappresentano forse la più grande novità in un panorama asfittico e intossicato: sono comunità che stanno lottando e insieme costruendo relazioni solidali nuove, mentre rifiutano i diktat del parlamento stanno cercando le forme originali di una nuova solidarietà e di un nuovo «mutuo soccorso». L’immagine è quindi evocativa e suggestiva per quanto di originale e di promettente esprime l’esperienza del «patto segreto» fra quelle realtà.

La proposta di un altro «patto segreto», quello che si può dare intorno alla produzione dei libri e alla loro distribuzione, è attrattiva proprio per ciò a cui rimanda. Sfidando la logica per cui sembra impossibile poter uscire dal seminato, l’idea di una rete di distribuzione indipendente potrebbe essere una scelta da valutare, intorno a cui confrontarsi, ed è sicuramente decisivo poterlo fare in senso generale, misurandoci [nuovamente e ancora] sulla sua possibile realizzazione, sulle modalità e sulle risorse necessarie. Se vogliamo essere differenti, e non solo per quantità di capitale, dalla grande editoria e distribuzione alcune modalità saranno qualificanti. Le sue logiche che sono proprie di un potere, che in molti condanniamo, prevedono l’esclusione, la prepotenza, la censura, la legge del più forte, la menzogna, il sotterfugio e potremmo continuare. Ecco, provare ad essere diversi anche in questo, sapendo che si tratta di una bella sfida, sarà tutt’uno con la rete solidale che vogliamo, possiamo cercare di costruire.
Considerando tutto questo, l’impegno non è indifferente, è una proposta non da poco e sicuramente è importante continuare a discuterne.

Tags assegnati a questo articolo: letteratura, editoria

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