Che i fatti di domenica scorsa, l’uccisione di Gabriele Sandri e gli scontri di Roma, ricadessero sulla manifestazione di Genova era abbastanza prevedibile. Luca Casarini, uno dei primi firmatari dell’appello «Noi, quelli di via Tolemaide», che ha indetto la manifestazione di sabato, dice al Corriere della sera: «Siamo in mano a forze dell’ordine spinte verso giochi pericolosi. La società e questo modo di governare è dimensionato sull’uso della forza, della violenza. Usare armi da fuoco è sempre più normale». Vittorio Agnoletto afferma: «Dissento profondamente da quanto dichiarato da Luca Casarini su il Corriere della Sera. La grande manifestazione pacifica che decine di associazioni stanno organizzando a Genova per sabato non ha nulla a che vedere con le azioni realizzate da gruppi di ultras domenica scorsa», afferma l’eurodeputato, portavoce del Genoa Social Forum ai tempi del G8 di Genova. E due esponenti di An, il senatore Giorgio Bornacin e il capogruppo in consiglio regionale ligure Gianni Plinio, cercano di aumentare la tensione, e chiedono al sindaco di Genova «di far versare agli organizzatori almeno una congrua cauzione da utilizzare come copertura di eventuali danni provocati dai dimostranti». «Pur confidando nella capacità delle forze dell’ordine di fronteggiare ogni evenienza–spiegano Bornacin e Plinio–continuiamo a considerare a elevato rischio di incidenti un corteo come quello di sabato prossimo».
È un clima, quello che è stato generato dalla morte di Sandri, che si ripercuote direttamente nell’organizzazione della manifestazione. Ieri,don Andrea Gallo ha rivolto un appello alle forze della sinistra che stanno al governo. «In questi giorni tutte le reti sociali, le organizzazioni, le stesse forze politiche della sinistra presenti in quei giorni e che ora governano il paese ,rievocano con forza lo ‘spirito di Genova’ – afferma il coordinatore della comunità di San Benedetto–Ma lo ‘spirito di Genova’ fu anche la capacità di affermare il diritto alla partecipazione e alla mobilità, attraverso l’organizzazione di decine di treni, a prezzi sociali, che convogliarono a Genova migliaia di persone. Da allora quel diritto è stato più volte negato.
Penso, invece, che ora più delle parole servano i fatti: invitiamo le forze politiche che hanno responsabilità di governo ad aprire una vera trattativa affinché venga garantita la partecipazione alla manifestazione del 17 attraverso la costruzione di treni speciali a tariffa sociale».
La trattativa per il diritto a raggiungere Genova a prezzi accessibili si fa complicata. Dalle questure, fino a sabato scorso, arrivava il consiglio a mezza bocca di fare pressioni sul governo affinché concedesse i treni e contribuisse ad alleviare la tensione. Questa sera, una delegazione di manifestanti e deputati incontrerà i rappresentanti di Trenitalia e del ministero dell’interno. Domani, a Genova, si terrà una riunione organizzativa per valutare gli esiti dell’incontro di stasera e decidere il da farsi.
Intanto, si allarga l’arco delle forze che si ritroveranno alla Comunità di San Benedetto al Porto, alla Marina di Genova, per arrivare fino piazza De Ferrari, nel cuore della zona rossa del 2001, dove suoneranno Roy Paci, Zulu e gli Assalti frontali. Nel sindacato circola un documento di adesione alla manifestazione che sta ricevendo le adesioni individuali di molti delegati sindacali, che affermano di voler essere a Genova oggi «esattamente come c’erano nel 2001», in esplicita polemica con i vertici confederali che hanno deciso di non aderire alla manifestazione. E come sei anni fa ci saranno anche le aree programmatiche Cgi della Rete 28 aprile, «per riaffermare i valori e i principi della democrazia e della Costituzione e il no all’autoritarismo e alla globalizzazione liberista» e Lavoro e società. Altre adesioni individuali «di peso» si attendono nei prossimi giorni, si vocifera in queste ore nei corridoi di Corso Italia…






