Si cammina [bene] verso il corteo di Genova

Dopo il prefetto Giuseppe Romano, anche il questore di Genova Salvatore Presenti lancia segnali distensivi per la manifestazione del 17 novembre a Genova. Ieri pomeriggio, in questura, Presenti, con il capo di gabinetto Sebastiano Salvo e il capo della Digos, Giuseppe Gonan, ha incontrato una delegazione dgli organizzatori del corteo. C’erano Fiom, Rifondazione, Arci e centri sociali. «Sono ottimista – ha dichiarato il questore alla fine dell’incontro–Anche se, come ho detto pure a loro, siamo pronti ad ogni evenienza. Ma sono certo che non ce ne sarà alcun bisogno, com’è apparso chiaro dagli incontri già avuti nei giorni scorsi».
Stamattina in prefettura s’è poi tenuto un vertice a porte chiuse tra sindaco, assessori comunali e regionali, prefetto, questore, carabinieri e guardia di finanza, e alcuni rappresentanti dei manifestanti. C’erano Megu Chionetti, del centro sociale Terra di nessuno, don Andrea Gallo, della Comunità di San Benedetto al porto, e Simone Leoncini, di Rifondazione comunista. L’incontro è servito più che altro a rassicurare le associazioni dei commercianti e a mettere in chiaro alcuni dettagli organizzativi e sgonfiare le paure circa la partecipazione degli ultras alla manifestazione. «È chiaro che quello che è successo domenica, la morte di un ragazzo ucciso da un poliziotto, ci riguarda – ci spiega Megu Chionetti – Ma da qui a dire che ‘marceremo insieme agli ultras’, come ha scritto il Corriere della Sera snaturando il ragionamento di Luca Casarini, ce ne corre». Domani pomeriggio, alla Comunità di San Benedetto, si terrà la conferenza stampa dei promotori della manifestazione, che ieri si sono incontrati tutti quanti per l’ultima riunione prima del corteo. «Lì finalmente diremo la nostra su tutte le speculazioni che sono state fatte in questi giorni», prosegue Megu.
E continuano ad arrivare adesioni. È di oggi quella della Rete Lilliput, che era attesa, e giunge dopo una laboriosa consultazione tra tutti i nodi. «Rete di Lilliput aderisce all’appello del Comitato Verità e Giustizia per Genova, riconoscendosi nelle forme e nei percorsi che questo soggetto ha sostenuto negli anni – si legge nel comunicato–Saremo presenti a Genova per rivendicare ciò che in piazza Manin il 20 luglio ed in Corso Italia il 21 luglio del 2001 stavamo sostenendo». Gli studenti medi dell’Emilia Romagna a loro volta scrivono: «Nel luglio del 2001 avevamo dieci anni, nei nostri ricordi telegiornali impazziti trasmettevano le immagini delle brutalità della polizia, della resistenza dei manifestanti, delle cariche culminate nel fotogramma-shock di un ragazzo riverso a terra in una pozza di sangue, quel ragazzo aveva un nome: si chiamava Carlo, e noi, oggi più che mai, lo sentiamo un nostro fratello».
Ieri c’è stata anche l’udienza del processo per le violenze alla scuola Diaz. Una seduta importante e molto tesa, perché sono state incrociate le immagini dell’irruzione della polizia con l’audio delle corrispondenze di Radio Gap e Radio popolare e delle intercettazioni telefoniche. Ne è venuto fuori che Francesco Gratteri, all’epoca capo dello Sco e oggi promosso alla Direzione anticrimine centrale, entrava e usciva dalla scuola, al contrario di quanto ha sempre dichiarato. E che Roberto Sgalla, responsabile della comunicazione della polizia, quella sera era stato costantemente al telefono con il ministero dell’interno.
Dopo la richiesta di ieri, da parte di Prc, Verdi, Sd e Pdci, al ministero dell’interno di garantire treni a prezzi sociali sono stati lanciati gli appuntamenti nelle stazioni di molte città d’Italia [li trovate su www.carta.org]. Per salire sui treni speciali o per autoridurre il biglietto.

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