È fondamentale tornare a Genova, prima di tutto per tornare a quegli ideali.
È stato un evento giubilare, nel senso concreto del termine, anche se sono molte le cose che sono peggiorate dopo Genova.
Una delle novità importanti nate in quel periodo, ad esempio, è stata la legge 209 per la remissione del debito dei paesi impoveriti; dopo più di sei anni soltanto la metà del debito è stato condonato.
Ma diventa ancora più urgente tornare a Genova perché il governo sta tentando di riscrivere la storia di quelle giornate: a farlo non è un governo di centrodestra e ciò è molto preoccupante. Inoltre sono stati chiesti provvedimenti assurdi e risarcimenti economici contro alcuni manifestanti, quando è il governo che deve ripagare chi ha offeso in quella stupenda marcia. È fondamentale dunque tornare a Genova, come ha chiesto don Gallo e come chiedono in tantissimi in questi giorni. Lo è anche perché sta avvenendo qualcosa sempre più chiaro, la perdita della momoria.
Una perdita che riguarda anche il ritorno del razzismo in un popolo, come quello italiano, che soltanto cinquant’anni fa era un popolo di migranti.
A Genova c’è stato un profondo tentativo di unità tra diversi, tra chi comunque vuole un mondo altro, ma ciò che ci aveva affratellato si è lentamente dissolto. Perché? Per molti motivi, compresa la collusione con i partiti: ma dai governo non dobbiamo più aspettarci nulla, perché sono parte del problema. La politica risponde soltanto ai grandi potentati economici. Abbiamo invece bisogno di un’altra politica e di un’altra informazione.
Dopo Genova sono nati i No Tav, i No Dal Molin, i No Ponte, i movimenti sull’acqua, quelli sui rifiuti e altri: a Genova, rimettiamoli insieme.






