Abbiamo intitolato «L’invasione barbarica», nella copertina del settimanale di Carta in uscita sabato 17, proprio nel giorno in cui decine, speriamo centinaia di migliaia di persone torneranno a Genova, a sei anni dalle giornate del G8. Vogliamo dire, con quel titolo, che l’aggressione sistematica, brutale, isterica che il movimento di Genova subì, l’omicidio di Carlo Giuliani, il massacro della Diaz, le torture di Bolzaneto, l’incredibile costanza con cui poliziotti e carabinieri si accanivano su manifestanti inermi, tutto questo ha aperto una breccia nella diga dello Stato di diritto. Ha inaugurato una nuova stagione italiana che è ben lontana dall’essere terminata, nonostante a Palazzo Chigi vi sia il centrosinistra e non più Berlusconi.
In quel varco si sono precipitati, negli anni, le leggi antiterrorismo, l’uso spietato e grottesco di accuse, a non conformisti di vario tipo, come «insurrezione contro lo Stato» [Cosenza] o «devastazione e saccheggio» [Genova], le leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi, la legge obiettivo [la dittatura dello «sviluppo»] e in ultimo il «pacchetto sicurezza» e il decreto contro rom e romeni. La barbarie manesca delle forze di polizia si è tramutata in un regime generalizzato di controllo e sospetto contro chiunque, per qualunque motivo, appaia irregolare, o tenti di far valere i suoi diritti di cittadino.
Ma Genova non è stata solo un’«invasione barbarica». E’ stata allo stesso tempo l’irruzione di un movimento nuovo, anzi movimenti, al plurale, che difendono i beni comuni e cercano un’altra democrazia, e un altro modo di far politica. Il fatto che la parola «Genova» abbia avuto, nonostante tutto, la virtù di ricondurre nella stessa piazza, sei anni dopo, tutti quelli che c’erano allora, e qualcuno in più, è un segnale che fa ben sperare per il futuro.






