Almeno un risultato la manifestazione di Genova l’ha ottenuto: il Corriere della Sera ha citato Aldo Bianzino, arrestato per due piante di canapa indiana e morto in carcere, in circostanze tanto oscure, da indurre duemila persone a manifestare a Perugia, invisibili alle centinaia di inviati che, nella città umbra, spiano ogni dettaglio dell’ultimo «giallo» che invade giornali e telegiornali, l’uccisione di una studentessa inglese. Invece Marco Imarisio, che sul giornale di Paolo Mieli ha suggerito per più giorni che al corteo genovese avrebbero partecipato anche i «mostri» alla moda, gli ultras, ha infine ripiegato sul tono cupo e anti-polizia del corteo, a causa appunto delle vittime dell’irresponsabilità con cui le forze dell’ordine adoperano le armi.
Genova 2001 è l’ultimo dei misteri italiani, dalla strage di Piazza Fontana, nel 1969, in poi. Sempre i poteri hanno depistato, mentito, fatto propaganda sulla colpevolezza delle vittime, com’è capitato con la rivoltante diffamazione del Giornale contro Carlo Giuliani. Il risultato è che l’etica professionale di chi indossa una divisa ed è armato si è sgretolata. La manifestazione di sabato ha fatto presente, con serietà e compostezza, che le giornate del luglio di sei anni fa sono state un semaforo verde per ogni abuso e per ogni legislazione che erode i diritti dei cittadini, dalle leggi antiterrorismo ai Cpt. I governi di qualunque orientamento ora sanno che esiste un’Italia che non è d’accordo. E, fatto ancora più fastidioso per i governanti e i gruppi di potere nella polizia [il cui capo è Gianni De Gennaro], in quel corteo c’erano migliaia di ragazzi che nel 2001 erano ancora troppo piccoli, ma ai quali una memoria, e un senso, di quel che accadde sono arrivati: «Generazione Genova» era felicemente intitolato domenica il bel resoconto di Loris Campetti sul manifesto.






