Dopo la richiesta dei Pm Canepa e Canciani a 225 anni, il verdetto del tribunale genovese mantiene l’impianto accusatorio creato ad arte in quasi 5 anni. 110 anni in totale: 10 persone condannate per devastazione e saccheggio con pene dai 6 agli 11 anni e le restanti 14 per danneggiamento, con pene dai 6 mesi ai 2 anni e mezzo.
Per protestare contro la sentenza si moltiplicano le iniziative in tutta Italia. Domani a Roma ci sarà un appuntamento pubblico alle 19 davanti al ministero di Grazia e giustizia. «Dunque giustizia è fatta…Sì ma quale giustizia?» si legge nel comunicato scritto a più mani dopo una riunione cittadina al centro sociale Strike «Quella dei tribunali che trovano i capri espiatori per coprire le violenze e le torture delle forze dell’ordine? Quella della procura di Cosenza che porta a giudizio alcuni attivisti della rete del sud ribelle per associazione sovversiva?». Una sentenza «pericolosa» quella pronunciata venerdì scorso, che tende a dividere i manifestanti in buoni e cattivi e usa il reato di «devastazione e saccheggio» per reprimere i movimenti di lotta e per arginare le pratiche di piazza e di contestazione.
Non si protesta solo in Italia. Ieri pomeriggio una trentina di attivisti hanno realizzato un’azione all’Ambasciata italiana di Madrid. Contro la facciata e le pareti dell’edificio sono stati lanciati palloncini pieni di vernice rossa e sono stati attaccati manifesti con scritto «Liberi Tutti». Mercoledì invece, sempre a Madrid, è stato lanciato un presidio pubblico davanti all’ambasciata italiana con la consegna delle firme di tutti coloro che dichiarano apertamente: nel 2001 a Genova «Io c’ero».






