È ricominciato con le richieste dell’accusa, questa mattina a Cosenza, il processo contro i 13 accusati di «cospirazione politica» e «associazione sovversiva», in relazione alle manifestazioni di Napoli e Genova del 2001. In occasione della requisitoria del Pm Domenico Fiordalisi, il coordinamento cittadino Liberi tutti ha organizzato, a partire dalle ore 9.30, un presidio all’esterno del palazzo di giustizia del capoluogo calabrese.
Al termine dell’udienza, gli avvocati, gli imputati e gli organizzatori delle manifstazioni terranno una conferenza stampa all’ingresso del tribunale per presentare la manifestazione nazionale del 2 febbraio, che si terrà a Cosenza, e tutte le altre iniziative di sensibilizzazione contro il processo. Prima dell’udienza, Luca Casarini, uno degli imputati, ha definito questo «un processo politico inventato per criminalizzare un grande movimento che ha costruito Genova e una stagione politica in questo Paese». «Questo processo è un esempio di come la magistratura possa diventare un’arma politica nelle mani di chi vuole restaurare», ha spiegato Casarini.
In apertura di seduta, sono state rigettate dalla Corte tutte le eccezioni presentate dalla difesa nell’udienza di lunedì scorso, alcune sull’utilizzo delle intercettazioni. Poi è iniziata la requisitoria di Fiordalisi, che ha cercato di salvare il castello di carte accusatorio. Il Pm subito ha ribadito i cardini del famigerato «teorema Fiordalisi», sottolineando come dalle intercettazioni messe insieme dai Ros e dalla Digos si evinca il vero «obiettivo politico» degli imputati, che consisterebbe nel voler rendere «ingestibili le città durante i vertici governativi». Sono stati chiesti sei anni di condanna e tre di libertà vigilata per Luca Casarini, Francesco Cirillo e Francesco Caruso. Per tutti gli altri, la richiesta varia da tre a due anni, con due o uno di libertà vigilata.
In un documento diffuso ieri, l’ex sindaco di Cosenza Eva Catizone e l’ex assessore Franco Piperno hanno espresso tutta la loro solidarietà per gli imputati. «Sono loro che salvano l’onore della città – scrivono Catizone e Piperno–Per questo anche noi saremo presenti agli appuntamenti pubblici in occasione delle ultime scadenze processuali; ed invitiamo le donne e gli uomini a dimostrare, come sei anni fa, la solidarietà ai figli migliori di questa città». Il documento è anche molto duro verso la procura cosentina: «L’idea della locale Procura era che, dalla Calabria, tra Diamante e Cosenza, fosse partito, nel ‘98 un disegno sovversivo contro ‘l’ordine economico mondiale’ – vi si legge – E che le stesse giornate sanguinose di Genova rientrassero in quel disegno; tutto questo prima d’essere incredibile risultava, con ogni evidenza, ridicolo . V’era, piuttosto, il sospetto che la stessa mano che aveva ordinato le cariche ed i pestaggi a Genova, avesse voluto, l’anno successivo, costruire, a Cosenza, un contro-altare al processo avviato nella città ligure contro gli alti funzionari di polizia responsabili, insieme a decine di agenti e carabinieri, non solo di violenze fisiche al limite del sadismo ma anche di omissioni e false testimonianze volte ad occultare quelle stesse violenze». Il testo completo si trova su www.carta.org.
Intanto, il ministero dell’interno, ha nominato nei giorni scorsi il nuovo capo della squadra mobile cosentina. Si tratta del vice questore aggiunto Fabio Ciccimarra. Il nuovo capo della squadra mobile cosentina è imputato a Napoli per le violenze alla caserma Raniero di Napoli dopo le manifestazioni contro il vertice Ocse [insieme ad altri colleghi è accusato di sequestro di persona, violenza e lesioni] e a Genova, nel processo per l’irruzione alla scuola Diaz. È una nomina, quella di Ciccimarra, che suona come provocatoria.
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