Il corteo si avvicina. Cosenza risponde

«Sto con quelli che si oppongono e si sono opposti alle spedizioni militari italiane in Afganistan e Irak. Devastazione e saccheggio sono i reati commessi dai poteri pubblici ai danni della costituzione italiana in materia di impegno militare. Mi dichiaro correo dei compagni sotto processo». Con queste parole anche Erri De Luca ha comunicato la sua adesione alla manifestazione nazionale che sabato 2 febbraio attraverserà Cosenza, in solidarietà con i tredici imputati accusati dal teorema del pm Fiordalisi, per cui sono stati chiesti 50 anni di carcere e misure di restrizione della libertà personale, quali la la libertà vigilata.
Ieri, l’Università della Calabria ha ospitato un dibattito sul processo. In quella sede, Franco Piperno ha raccontato un episodio che contribuisce a chiarire ulteriormente il quadro in cui si sono sviluppati gli eventi che hanno portato agli arresti del novembre 2002, all’indomani del Forum sociale europeo di Firenze. Piperno, all’epoca assessore al comune di Cosenza, ha raccontato che la sottosegretaria alla giustizia Jole Santelli, di Forza Italia, era al corrente del fatto che ci sarebbe stata un’operazione di polizia che avrebbe coinvolto il capoluogo calabrese.
In città il clima è attento e partecipe. Il gazebo permanente in piazza 11 settembre è molto vivo, le cronache locali dedicano spazi e seguono le manovre di avvicinamento alla manifestazione. Secondo indiscrezioni, il sindaco Salvatore Perugini [del Partito democratico] avrebbe deciso di partecipare alla manifestazione ma «come privato cittadino». La notizia non era scontata, perché Perugini è legato a una maggioranza che ha fatto delle alleanze trasversali con la destra e della restaurazione [dopo gli anni della sperimentazione del «feudatario illuminato» Giacomo Mancini e dlela sua delfina Eva Catizone] la sua bandiera.
Nei giorni scorsi, l’ennesimo piccolo giallo di una città di provincia che spesso assume il ruolo di laboratorio della repressione. L’Osservatorio delle manifestazioni sportive del ministro dell’interno avrebbe inviato, venerdi scorso, una diffida alla squadra del Cosenza, che milita in serie D, chiedendo che non vengano più ripetuti «appelli politici» prima delle partite, cosi come successo durante l’incontro con la Rosarnese del 13 gennaio scorso. Prima dell’incontro di domenica scorsa con la Rosarnese, infatti, lo speaker dello stadio dopo le formazioni aveva invitato i tifosi a partecipare alla manifestazione. Questa notizia, che si prestava al gioco di quanti vogliono costruire un clima di tensione attorno al grande corteo che attraverserà Cosenza, è stata poi smentita da un dirigente della formazione locale. I tifosi, comunque, non sono caduti nella provocazione è hanno scritto una lettera aperta per chiarire la loro posizione. «Qualche anno fa persino la Uefa, in occasione della finale di Champions League a Manchester, ha scelto una foto degli Ultrà Cosenza per diffondere nell’Europa intera un messaggio contro i pregiudizi razziali–si legge nella lettera– Certo, per la Digos sarebbe tutto più facile, se nello stadio San Vito apparissero le svastiche. Ci sarebbe pure meno lavoro per le strade: ad eliminare i colori e la diversità, penserebbero i neonazisti. […] I cosentini sono sempre stati dotati di autonomia e capacità critica. Non essendo una gregge di pecore, bensì un branco di lupi, non abbiamo un capo-montone nella nostra tifoseria. Sappiano una cosa, però, gli uomini del Viminale ed i loro locali dipendenti. Possono toglierci la libertà e la salute. Non ci toglieranno mai la dignità e la parola». Per informazioni sul corteo e sui pullman per raggiungere cosenza: www.cosenza2febbraio.org.

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