Buon lavoro

Prima sulla Repubblica, poi nella campagna elettorale di Walter Veltroni ha fatto dunque irruzione il «caso Bolzaneto», col suo pesante carico di implicazioni politiche. Lasciamo pure stare le recriminazioni sul tempo perduto e andiamo al sodo, dicendo subito che le «eventuali» responsabilità politiche che il candidato Veltroni vorrebbe accertare, sono «le» responsabilità politiche che in questi anni si sono accumulate. Sono trasversali e vanno affrontate una per una. Nel 2001 governava la destra e quindi occorre chiamare in causa i ministri e il premier di allora [Scajola, Castelli, Berlusconi]. Ma altri ministri e leader politici hanno permesso la legittimazione di quanto avvenuto a Genova, con le promozioni accordate agli imputati nei vari processi, la protezione garantita ai vertici di polizia, il no alla commissione d’inchiesta. L’elenco è davvero lungo: da Pisanu a tutti i capi della destra, da Di Pietro a Mastella e Amato, fino a Romano Prodi, che nel giugno scorso gelò molte speranze nominando Gianni De Gennaro capo di gabinetto del Viminale. Dopo Genova viviamo in una democrazia menomata. Se vogliamo risalire la china, non basta una dichiarazione. Bisogna andare fino in fondo, riconoscere le proprie mancanze e poi lavorare a un serio programma di riforme: revoca delle promozioni e sospensione dei dirigenti imputati, provvedimenti disciplinari fino al licenzialmento per gli eventuali condannati, riconoscibilità degli agenti attraverso codici sulle divise, formazione alla nonviolenza, smilitarizzazione di tutte le forze dell’ordine, istituzione di un organo indipendente di controllo. In aggiunta, va da sé, servono una commissione parlamentare sul G8, una legge sulla tortura e le scuse ai cittadini.

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