Le richieste dei pm per l'incursione alla Diaz

I pubblici ministeri genovesi hanno chiesto 110 anni di carcere contro agenti e dirigenti della polizia che parteciparono all'incursione contro i manifestanti che dormivano nella scuola Diaz. Ventotto richieste di condanna e una sola assoluzione.

Si è conclusa attorno alle 15,30 la requisitoria dei pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, incaricati delle indagini per l’irruzione alla scuola Diaz, avvenuta nella notte del 21 luglio 2001, durante i giorni del G8. I pm hanno presentato ventotto richiesta di condanna e un’assoluzione. Le richieste di condanna sono molte meno degli agenti indagati per il blitz [circa un centinaio] a causa dell’impossibilità di identificare, in molti casi, i responsabili delle azioni oggetto del processo. La pena più pesante, cinque anni di carcere, è stata chiesta per il vicequestore aggiunto Pietro Troiani, accusato di aver portato nella scuola Diaz, usata come dormitorio da centinaia di manifestanti stanchi per le giornate di protesta, le due finte bottiglie molotov che sono servite a giustificare il blitz senza mandato della magistratura. La motivazione dell’incursione, infatti, era ufficialmente «ricerca di armi da guerra», le due molotov appunto, risultate poi false e sparite dalla questura di Genova che le aveva in custodia come prova materiale del processo. Per lo stesso reato sono stati chiesti 4 anni per il poliziotto Michele Burgio. Per i vertici della polizia, i pm genovesi hanno chiesto 4 anni e sei mesi per Francesco Gratteri, direttore dello Sco e oggi capo del dipartimento anticrimine, e per Giovanni Luperi, vicedirettore dell’Ucigos. Stessa richiesta per Gilberto Caldarozzi e Massimiliano De Bernardini, nonché per Vincenzo Canterini, comandante del settimo nucleo del reparto mobile usato nell’incursione. Per Spartaco Mortola, invece, ex numero due della Digos del capoluogo ligure sono stati chiesti 4 anni di carcere. Stessa richiesta contro Massimo Nucera, il poliziotto che sostenne di essere stato accoltellato durante il blitz. Pena leggermente più bassa per Michelangelo Fournier, il poliziotto che in aula trovò il coraggio di rompere quello che i pm hanno descritto come un sistema di omertà e raccontò di aver assistito a una «macelleria messicana»: 3 anni e 6 mesi di reclusione. La pena più lieve, invece, è quella chiesta per l’agente Luigi Fazio. L’unica assoluzione, per non aver commesso il fatto, è invece quella di Alfredo Fabbrocini. Complessivamente Zucca e Cardona Albini hanno chiesto 110 anni di carcere.
L’incursione alla scuola Diaz, l’edificio di fronte al media center «alternativo» costruito dal Genoa social forum, si concluse con il pestaggio violento di quasi cento manifestanti, due dei quali rischiarono, per ammissione degli stessi agenti indagati, di perdere la vita. I reati contestati agli agenti, tra cui lesioni, arresto arbitrario, falso, falso ideologico e calunnia, però, sono relativamente «leggeri» e così come accaduto per il processo sulle torture avvenute nella caserma di Bolzaneto, la prescrizione, ormai prossima, impedirà che qualcuno possa effettivamente scontare la pena. Ammesso, naturalmente, che il tribunale accolga le richieste dei pubblici ministeri. La sentenza di primo grado del processo per Bolzaneto, pochi giorni fa, ha deluso, non tanto per la «quantità» degli anni di carcere comminati agli imputati, quanto perché i giudici del tribunale hanno respinto la richiesta, contenuta nella requisitoria dei pm, di fare chiarezza in modo esemplare rispetto a un episodio senza precedenti nella storia italiana recente. Bisogna aspettare il calendario della camera di consiglio e della sentenza per sapere se in questo caso il tribunale di Genova deciderà diversamente.

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