In quale paese il capo del dipartimento anticrimine del ministero degli interni e l’ex numero due dell’antiterrorismo sono sottoposti a un processo, al termine del quale il pubblico accusatore chiede per loro una condanna a quattro anni e mezzo? In quale paese il capo della polizia all’epoca dei fatti. E oggi capo dei servizi segreti, viene indagato per aver indotto i suoi colleghi a mentire? In quale paese chi comandava l’azione che ha provocato il processo diventa un imputato per il quale i pm chiedono 4 anni e mezzo di carcere? In che razza di paese la prova principale addotta dalla polizia per discolpare se stessa viene smarrita o distrutta nel corso delle indagini dalla polizia e ciò nonostante per colui che le aveva messe sul luogo dei fatti viene chiesta una condanna a cinque anni? Che Stato è, quello che nel frattempo promuove tutti gli imputati?
Risposta: questo paese non è il Messico delle «macellerie messicane» e della leggendaria corruzione nella polizia. E’ l’Italia, dove non si possono condannare i torturatori come quelli di Bolzaneto perché non esiste il reato di tortura, e certamente non si potranno incarcerare i colpevoli del massacro alla scuola Diaz – se il tribunale, ad ottobre, li condannerà – perché i reati cadranno in prescrizione. Però questo è anche il paese in cui una tenace campagna, ignorata dai grandi media e dai grandi partiti, ha accertato verità che le udienze nei tribunali hanno confermato alla lettera. Non avremo giustizia, per quei crimini. Ma abbiamo noi stessi, la nostra capacità di documentare, denunciare, far conoscere che cosa è realmente accaduto a Genova sette anni fa. E il 20 è l’anniversario dell’omicidio di Carlo Giuliani.






