Sipario chiuso sulla macelleria di Genova

C’era una volta, in Argentina, l’Obedencia Debida. Una legge dello stato, voluta dall’ex presidente Menem che scagionò tutti gli ufficiali e subalterni che avevano commesso delitti durante la dittatura militare, per il fatto che stavano ubbidendo a ordini, ai quali non potevano opporsi.
Da ieri, in Italia, c’è una prassi di fatto. Che il più alto in grado, davanti allo stupro del diritto compiuto dai propri sottoposti, non ha alcuna responsabilità. E anzi, perché no, potrebbe essere promosso.
Francesco Gratteri, direttore del dipartimento Anticrimine, già a capo dello Sco; Gilberto Caldarozzi, a ora capo del Servizio centrale operativo; Giovanni Luperi, ora al vertice del servizio segreto civile, già vicedirettore dell’Ucigos; Spartaco Mortola, già dirigente della Digos, ora vicequestore aggiunto a Torino. Tutti assolti. Nessuno poteva immaginare che cosa sarebbe potuto succedere alla Diaz, nessuno ha pensato di potersi intromettere in una situazione oramai degenerata.
In quella che le parole di Michelangelo Fournier, vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma nei giorni del G8, definirono come «macelleria messicana», i diretti responsabili del reparto macelli sono i garzoni, non i proprietari.
Insomma, gli uomini di Canterini hanno picchiato troppo forte. E come negarlo vista la processione di feriti, alcuni anche in pericolo di vita, che strabordava in via Cesare Battisti. O meglio, come continuare a negare l’evidenza, sebbene le prime voci da fonti ufficiali parlavano di ferite pregresse? Ma sul resto cala il sipario.
E i verbali dove si parla di reazione violenta alla polizia all’esterno ed all’interno della Diaz, poi dimostratisi non veri? Non hanno cittadinanza. E le due molotov introdotte illegalmente dalla polizia all’interno della scuola per giustificare la repressione? Colpa di Pietro Troiani e Michele Burgio, ma nessun altro sapeva nulla. E il fatto che un corpo del reato di tale importanza sia curiosamente sparito, anzi, «erroneamente distrutto», nonostante stesse al sicuro all’interno della Questura di Genova? Sono cose che accadono.
Sono state tante le cose accadute alle quali questa sentenza non rende giustizia.
Neanche l’atto, simbolico, di presenziare ai dibattimenti. La maggioranza degli imputati non si è neanche mai presentata davanti alla corte.
L’incipit dell’attuale questore vicario a Torino Spartaco Mortola, in un’intervista al Secolo XIX nei minuti seguenti alla sentenza è sostanziale: «Sono alla partita e siamo sotto di tre gol».
Quella sera il Genoa ha perso 4 a 1 con la Juventus. Ma forse non è l’unica sconfitta bruciante, in quest’Italia del terzo millennio.

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