Due anni di carcere. E’ la richiesta del pm genovese che segue il processo a carico di Gianni De Gennaro e Spartaco Mortola per induzione alla falsa testimonianza. L’inchiesta nasce dal più vasto procedimento per l’irruzione alla Scuola Diaz, dove nella notte del 21 luglio 2001 93 persone furono pestate a sangue dagli agenti. Il processo contro l’ex capo della polizia e attuale capo del Dis, l’organo di coordinamento dei servizi segreti, nasce dall’intercettazione di una conversazione tra Mortola [per lui il pm ha chiesto un anno e quattro mesi] e Francesco Colucci, ex questore di Genova. In un primo momento, secondo i pm, Colucci aveva sostenuto che De Gennaro sapeva del blitz alla Diaz, a causa della presenza sul posto di Roberto Sgalla, allora responsabile pubbliche relazioni della polizia. In un secondo momento, Colucci disse invece che la presenza di Sgalla era stata una sua iniziativa. La nuova versione, secondo i pm, sarebbe dovuta all’intervento diretto di De Gennaro. «Ho parlato con il capo», dice Colucci a Mortola nell’intercettazione letta in aula, «devo cambiare versione». La sentenza è attesa per settembre.
A pochi giorni dal G8 aquilano, le ombre genovesi continuano a inseguire De Gennaro, che ha sì attraversato indenne quattro governi ma non è riuscito a ripulire l’immagine della polizia dal sangue di Genova. Anzi. L’atteggiamento tenuto durante i processi e le promozioni a pioggia per i responsabili del disordine pubblico del 2001 hanno logorato il corpo anche dall’interno. Se le accuse dei pm saranno confermate, almeno, avremo capito perché De Gennaro è stato messo al vertice dei servizi segreti. Mentire e far mentire, in effetti, è parte del lavoro.
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