Per un cittadino comune non e’ facile capire il perche’ se la deve prendere con il G8. Innanzitutto cos’e’ e di che cosa si occupa? Perche’ questi incontri mondiali? Perche’ avere paura quando siamo in piena era democratica? Come e’ possibile che comunisti, cattolici, verdi e fascisti abbiano un nemico comune? Cosa vi sara’ di tanto terribile dietro quelle belle facce patinate dei politici di oggi da far alleare movimenti cosi’ diversi?
Un motivo tra i tanti per prendersela con il G8 ed andare a Genova e’ la collusione tra politica ed economia coperta con la scarsa trasparenza delle istituzioni e la mancanza di vera rappresentativita’ politica per la societa’ civile.
Il dominio del potere economico su quello politico accentuato dalla globalizzazione, ha fatto saltare il concetto base di rappresentativita’ politica nella nostra Democrazia; se e’ vero che in Democrazia il popolo e’ sovrano, non e’ accettabile che in politica si possa incidere sulle decisioni a seconda della quantita’ di danaro posseduta.
Invece, il potere economico controlla le istituzioni nazionali ed internazionali attraverso il meccanismo di lobby e le costringe ad assecondare i propri intreressi di bilancio anche a rischio di mettere a repentaglio la vita di milioni di persone in tutto il mondo con spregiudicate e fallimentari (vedi Banca Mondiale) politiche commerciali, industriali o rischiose politiche ambientali.
Le grandi multinazionali e gruppi di interesse hanno infatti una corsia preferenziale nel processo politico di oggi, esse possono influenzare le istituzioni affinche’ vengano prese decisioni a loro favorevoli anche se in contrasto con la maggioranza popolare.
Alla base di queste ingiustizie c’e’ la profonda crisi della Democrazia partitica. Al di la’ delle scarse percentuali di voto in tutto l’Occidente, il sistema partitico non è in grado di portare avanti reali politiche di riforma, i partiti non sono in grado di contrastare l’unica ideologia rimasta ma al contrario agiscono al servizio del neoliberismo capitalista.
La mancanza di nuove idee nei partiti di oggi e’ dovuta alla loro secolarizzazione e chiusura a difesa dei propri privilegi perche’ un vero progetto di sviluppo democratico dovrebbe proprio passare sulle macerie del moderno partitismo, dando spazio alle nuove esigenze di una societa’ in continuo e veloce cambiamento. L’odierna classe dirigente occidentale non e’ in grado di contrastare la realta’ odierna e proiettarsi nel futuro, essa e’ arroccata su una visione del mondo che non esiste piu’ e conta sullo stomaco pieno degli occidentali e sulla potenza dei media per mantenersi in sella. Il potere economico sfrutta la propensione dell’uomo verso la felicita’ e sostituisce gli obiettivi morali o ideali con prodotti da acquistare o posizioni professionali da raggiungere. L’uomo narcotizzato dai Media ubbidisce e si dirige al supermercato invece di guardarsi allo specchio; esso diventa un consumatore che compete con gli altri consumatori per aumentare il proprio potere d’acquisto inseguendo il miraggio della felicita’ e diventando incapace di crearsi alternative o mettersi in discussione.
Ma oggi sta nascendo una nuova coscienza collettiva basata sull’insoddisfazione morale ed intellettuale, sempre piu’ gente non riesce a fare finta di niente e anche in virtu’ delle maggiori conoscenze ed informazioni disponibili, si mette al servizio di nuovi ideali.
Il nuovo associazionismo non ha piu’ la dominante matrice ideologica ma e’ mirato spesso a problematiche concrete anche a carattere globale, esso e’ differenziato ma unito dalla lotta contro istituzioni e scelte politiche sempre piu’ lontane dalle gente.
E’ vero che stiamo vivendo un nuovo e complesso passaggio dalla politica nazionale o al massimo continentale a quella globale, ma il malcontento espresso da Goteborg a Genova mostra un gap ormai incolmabile tra la societa’ civile e le classi dirigenti occidentali.
La nuova societa’ civile chiede spazio politico, chiede di poter essere rappresentata con forme organizzative nuove e proprie e non attrarverso vuote sigle, la societa’ civile chiede il rilancio della politica contro il miraggio dell’economia, la societa’ civile chiede politici frutto del popolo in lotta per la giustizia e non al servizio della competitivita’; la societa’ civile chiede infine di riprendersi il suo ruolo in Democrazia, quello di leader.
Nonostante certi recenti risultati elettorali o meglio certe recenti vittorie di marketing politico, sembra che la societa’ moderna stia diventando sempre piu’ civile.
Sia il crescente individualismo che la frettolosa archiviazione delle grandi ideologie del secolo scorso, hanno infatti contribuito a far aumentare il senso di responsabilita’ e la voglia di impegnarsi in prima linea di milioni di cittadini in tutto il mondo. La moderna societa’ civile e’ autonoma, fortemente motivata, impegnata su molti fronti, mondiale e soprattutto portatrice di preoccupazioni e richieste a cui nessuno puo’ obiettare nulla se non la logica del profitto. I numeri e le percentuali statistiche non danno per il momento ancora ragione alla nuova societa’ civile ma essa appare come un segnale forte che fa ben sperare per quella rottura sociale necessaria a rimettere in cammino la Democrazia.
I presunti potenti della terra del G8 non hanno infatti risposte da dare alla nuova societa’ civile perche’ essi sono in balia del potere economico e del meccanismo di lobby che li costringe e seguire l’unica ideologia presente oggi: il maggiore profitto ad ogni costo.
Io, misero cittadino italiano, ho il diritto di capire quali decisioni vengono prese, chi le prende e perche’. Io, misero cittadino italiano, ho il diritto di contare nel processo decisionale tanto quanto un ricco. Io, misero cittadino italiano, ho diritto ad istituzioni trasparenti e rappresentative che assecondino il volere della maggioranza democratica del mio popolo e non dei poteri occulti.
E come uomo democratico, accettero’ la distruzione del pianeta in nome del profitto e il perdurare delle immense ingiustizie sociali, solo se questo sara’ il volere consapevole della maggioranza dei miei compagni di sventura.
Tutti pacificamente a Genova!






