“Fino a quando il governo italiano non garantirà che gli eserciti che verranno schierati a Genova presidiare il G8 non avranno armi atte ad uccidere, nessuno potrà chiedere ai manifestanti, se non gli organismi dei manifestanti stessi come il Genoa Social Forum, di non utilizzare strumenti di difesa come caschi, pietre e bastoni”.
La Rete No Global, dopo gli episodi drammatici di Goteborg chiede al governo italiano un segnale reale e concreto di apertura: le forze dell’ordine scendano in piazza con le dotazioni classiche per i problemi di ordine pubblico (caschi, lacrimogeni, idranti, manganelli, ecc…), ma senza munizioni nelle armi in dotazione. Al dì la delle vaghe promesse “elargite” dal governo Berlusconi in questi giorni, questo sarebbe l’unico vero segnale di controtendenza. Non ci interessano infatti le concessioni sul percorso del corteo, anche perché abbiamo pubblicamente dichiarato il nostro percorso che si concluderà con l’invasione della zona rossa, disobbedendo a qualsiasi divieto ci venga imposto, abbattendo qualsiasi muro venga innalzato.
La democrazia, la libertà di manifestare le proprie idee, la libertà di contestare i governanti, non è e non può essere una concessione dei governanti stessi, ma un diritto riconosciuto e conquistato con decenni se non secoli di lotta.
In questo senso, ci fanno molto piacere le “concessioni” di Ruggiero, che ha affermato che non ci spareranno addosso: ci viene quasi da dirgli “se è veramente molto umano?.”.
Siamo disposti a praticare forme di lotta e di azione non violenta, ma non vogliamo essere un bersaglio inerme per riempire i duecento posti prenotati in obitorio.
Per questo servono segnali precisi: non solo la cittadella dei manifestanti (che dovrebbe ospitare migliaia di giovani), che può essere una concessione così come può essere una trappola (a Goteborg infatti gli scontri sono iniziati proprio a causa della scelta scellerata della polizia di circondare e chiudere il centro di convergenza dei manifestanti).
Non solo aperture politiche, su un possibile confronto sui contenuti del G8, di cui non sappiamo cosa farcene visto che contestiamo il G8 in toto, in quanto governo abusivo del pianeta Terra.
Chiediamo quindi che la spedizione dei mille del No Global, che arriveranno a Genova a bordo della nave “Odissea” (armati in caso di necessità di zattere, canotti e canoe, senza viveri e acqua a bordo, con uno striscione a prua “Fatti non foste a viver come bruti, ma a perseguir virtute e conoscenze”), possa simbolicamente attraccare nel porto di Genova.
Questi sono segnali che contano, altroché le vaghe promesse di personaggi come Frattini, Scajola e Berlusconi, di cui ci sarebbe poco o nulla di che fidarsi.
Rilanciamo, infine la campagna “chiudiamo la compravendita di braccia” che ci vedrà protagonisti dal 15 al 22 luglio a Genova: in tale periodo gli attivisti della rete no global garantiranno la chiusura o l’eventuale occupazione di qualsiasi agenzia di lavoro interinale a Genova.
Quest’ iniziativa è solo un’anticipazione della campagna contro la precarietà e per il salario garantito che ci vedrà protagonisti in autunno in tutt’Italia, in occasione della prima finanziaria del governo Berlusconi.






