Da circa un mese si riunisce il comitato locale romano per la mobilitazione al G8 di Genova. Innanzitutto dobbiamo dire–nonostante il tempo della politica tenda piuttosto al nero, qui in Italia–che un anno e mezzo di strategie di rete per la lotta alla globalizzazione dei potenti sembrano aver sedimentato relazioni e consentito la circolazione di idee e linguaggi, accrescendo la densità della partecipazione ai luoghi di discussione locale del “popolo di Seattle”. Eravamo in venti, trenta, cinquanta al massimo, dopo Seattle, a organizzare i treni per Genova, Ancona, Bologna, Praga, siamo almeno un centinaio ogni volta a pensare la partecipazione romana all’anti-G8 di Genova del 19/21 luglio. Le “riunioni” sono diventate “assemblee”, e la volontà comune non è più soltanto quella di organizzare dei treni per consentire a ciascuno di essere in piazza nelle giornate di azione globale, ma punta a sperimentare una pratica di rete e di iniziativa collettiva: lì–a Genova, nel Genova Social Forum, dentro l’insieme del percorso che porterà alle tre giornate di lotta e di azione di luglio–, qui–nel locale, nella prossimità dei territori materiali e immaginari dove si riproduce il tessuto molecolare della globalizzazione e gli antagonismi che l’attraversano.
Un comitato locale è un laboratorio sperimentale di comunicazione e organizzazione politica. La sostanza che lo alimenta, la condizione che consente la produzione di senso e di iniziativa, sono le differenze: i mille colori della rivolta e del rifiuto del “governo abusivo del mondo” delle 8 potenze economico-finanziarie, militari e nucleari del pianeta, attraverso la presenza collettiva, la disobbedienza civile, la pratica della non-violenza. Un primo risultato raggiunto–dopo un percorso di un anno e mezzo di “global network”–è che queste differenze discutono tutte assieme, in un luogo comune, assumendo il principio della condivisione delle pratiche e degli obiettivi. Le differenze delle culture e delle pratiche di azione non devono tendere alla sintesi tramite l’uso politicista della mediazione, ma devono altresì essere comunicate e condivise. Il metodo è di tipo “consensuale” e orizzontale, non cancella le differenze ma cerca il più ampio consenso attorno a ciò che unisce e anche la massima discussione di ciò che divide. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la posta in gioco dell’attività delle reti sono la salvezza dell’ecosistema e la resistenza dei diritti sociali su scala planetaria.
E’ ancora poco, pensando a tutto il lavoro che ci sarà da fare e agli ostacoli da superare per arrivare, il più numerosi e consapevoli possibile, a Genova. Per questo rivolgiamo a tutte e a tutti un appello per accrescere ancora la partecipazione al lavoro del comitato romano anti-G8.
Abbiamo pensato di applicare il metodo già utilizzato dagli attivisti europei e americani per preparare la partecipazione alle giornate mondiali di mobilitazione: allargare al massimo la partecipazione di tutti alla discussione ed alla definizione delle questioni concrete. Il comitato, quindi, si dividerà in tre gruppi di lavoro:
a) segreteria (ufficio stampa e comunicazione interna/esterna);
b) organizzazione partenza e arrivo a Genova;
c) forme di lotta;
Rifiutiamo il clima di paura e militarizzazione che oramai da mesi le istituzioni e le destre politiche stanno cercando di creare attorno al G8: le cariche e le violenze di Napoli, ed ora contro gli immigrati a Roma, le intimidazioni e gli arresti arbitrari dei militanti, le dichiarazioni irresponsabili che evocano la violenza per preparare il terreno della repressione. Crediamo che la migliore risposta sia la mobilitazione collettiva, nei prossimi giorni, anche nella nostra città, per comunicare a tutti le istanze di liberazione e solidarietà dei movimenti globali. Un’unica mobilitazione creativa e plurale da Porto Alegre, passando per Quebec City e il Messico attraverserà Genova a luglio. Un mondo diverso è possibile, ma è anche necessario, vista l’assoluta indifferenza di George Bush e delle multinazionali che lo hanno eletto alla Casa Bianca verso il destino certo di un mondo sommerso dalle acque.
Ecco le iniziative cui abbiamo pensato sinora, in vista del 19/21 luglio, a livello locale:
–il 2 giugno, manifestazione davanti al Ministero dell’Interno, per rivendicare la libertà di manifestazione a Genova e la libera circolazione attraverso le frontiere. Quel giorno, si manifesterà in tutto il mondo davanti alle ambasciate italiane sugli stessi obiettivi;
–una mobilitazione davanti alla sede della Banca Mondiale, aperta recentemente a Roma, contro la dittatura dei mercati finanziari e delle multinazionali e per la cancellazione del debito del Sud del mondo;
–a Viterbo, una mobilitazione contro le sperimentazioni transgeniche dell’università della Tuscia;
–il 4 giugno, al Corto Circuito, la presentazione del libro di Naomi Klein, “No-logo”, assieme all’autrice;
–a Forte Prenestino, il ?, due giornate di discussione e spettacoli del Popolo di Seattle;






