E’ una ragnatela di piccoli e grandi incontri, la due giorni sul controvertice G8 indetta dal Genoa social forum. Dentro il salone o nelle tante stanze delle quali si compone la sede storica dei portuali di Genova, si tesse filo dopo filo la trama che tra poco più di due mesi darà vita a quella che da più parti qui già viene annunciata come la più grande iniziativa di protesta della società civile “globalizzata” contro il Summit dei G8 previsto nella città ligure dal 20 al 22 di luglio. Genova è tuttora un enorme cantiere aperto che blocca le strade, costringe a percorsi accidentati, assorda le orecchie. Tuttavia, i cittadini nutrono in cuor loro la speranza che il Vertice sarà una gran bella vetrina, e fiduciosi aspettano notizie sul loro destino di commercianti, albergatori, ristoratori senza per ora ricevere notizie né tantomeno risposte. Anzi, i piccoli albergatori sono stati vivamente “consigliati” dalla polizia di chiudere i battenti per un’intera settimana, in coincidenza con il G8. La ragione? Potrebbero “inconsapevolmente” ospitare “terroristi”, gli è stato risposto. E chi non accetta il caldo invito? Potrebbe essere sottoposto a controlli continui a qualsiasi ora del giorno o della notte. Bella prospettiva e inquietante segnale che indica come per conquistare il diritto alla protesta ci sia ancora un bel po’ di strada da fare. Intanto, sul fronte istituzionale tutto è fermo in attesa di un esito elettorale che fa eludere le responsabilità pressanti dell’oggi.
Situazione che non ha scoraggiato nessuno degli oltre trecento rappresentanti delle moltissime associazioni internazionali che ieri hanno discusso a lungo sulle forme, i modi e i contenuti della protesta di luglio. Il pacchetto delle iniziative è piuttosto nutrito: si parte il 16 con la prima delle giornate dedicate al Public forum una sorta di assemblea permanente, convegno, dibattito destinato ad andare avanti fino al 22. Debito, questioni sociali e ambientali, finanza, lavoro: questi i temi portanti del meeting al quale parteciperanno un’infinità di associazioni da ogni parte del mondo. Ha già annunciato il suo arrivo il sindaco della città brasiliana di Porto Alegre, simbolo della democrazia partecipativa e un rappresentante dell’esercito zapatista.
Il 19 la giornata è dedicata ai migranti e si concluderà, alle 17, con una prima grande manifestazione. Sulla giornata del 20, quella cosiddetta delle azioni di disobbedienza civile, si è discusso a lungo ieri e molto si discuterà ancora per stabilire temi, percorsi, obiettivi, solidarietà. Quanto al 21, tutti prevedono che alla grande manifestazione che attraverserà in un infinito serpentone tutta la città lasciata “libera” dai presidi militari della cosiddetta “zona rossa”, parteciperanno ben oltre le centomila persone previste in un primo momento. E gli annunci che arrivano dalle delegazioni straniere lo confermano: molte migliaia dalla Francia, annuncia Christophe Aguiton, di Attac Francia. Così come dalla Spagna e dalla Germania, ma anche dalla Grecia e dalla Gran Bretagna.
Ieri, un’affollatissima conferenza stampa ha concluso la mattina di lavori. A parlare, soprattutto i rappresentanti arrivati da fuori che hanno aggiunto testimonianze ed esperienze indispensabili a comporre un quadro che parla di diritti, di lotta alle diseguaglianze e alle prevaricazioni. Così, se dall’Argentina Beverly Keene di Giubileo Sud annuncia che forse dal Sud del mondo le presenze non saranno numerosissime, a Genova, ma che in contemporanea in molte città si svolgeranno in quegli stessi giorni manifestazioni di sostegno alla protesta di Genova. E Petros Kostantinou, dalla Grecia, avverte che quella di Genova è la tappa più importante, dopo Seattle, e che dalla Grecia partiranno due traghetti e una moltitudine di pullman con sopra tutte le organizzazioni studentesche, le associazioni e anche la confederazione sindacale greca. E lancia una proposta: sarebbe bello, dice, che qui in Italia ad accoglierci ci fosse uno sciopero generale dei sindacati italiani. Parla l’assessore all’urbanistica di Porto Alegre: “L’atteggiamento del governo italiano e delle forze di polizia–dice–è intollerabile e incomprensibile. E’ una follia pensare di costruire barriere per impedire alla popolazione di manifestare il proprio dissenso” e annuncia che la sua città ha già cominciato a lavorare per dar vita al secondo Forum sociale mondiale.
José Maria Antentas, che fa parte di Campagna Barcellona 2001 (stile Genoa social forum) annuncia la costituzione della Campagna per preparare l’accoglienza, nella città catalana, a ben 500 rappresentanti della Banca mondiale dal 25 al 27 di giugno. Diverse le testimonianze, i suggerimenti, i punti di vista, ma unica la determinazione: a Genova ci saremo, che il governo–qualsiasi esso sia–lo voglia o no. E Aguiton di Attac Francia così riassume: “Il governo che ci sarà dovrà capire che si trova di fronte ad un movimento mondiale e aprire le frontere e la città”.
Intanto, in attesa di risposte alle richieste già da tempo avanzate dal Genoa social forum al prefetto e al ministro dell’interno, gli organizzatori hanno deciso di inviare lunedì mattina le richieste formali, in carta da bollo, per indicare i percorsi delle manifestazioni, le piazze tematiche, la cittadella e l’ospitalità.






