Una bomba fa saltare, alle 4,45 di questa mattina, un portone blindato in via Brunetti (Piazza del Popolo) a Roma. E’ il portone di un palazzo dove ha sede l’Istituto di affari internazionali e l’Associazione Italia-Usa. Si tratta, dicono gli inquirenti, di un ordigno al tritolo con comando a distanza e, vista l’ora in cui è stato fatto esplodere, si conclude che chi lo ha messo ha voluto mandare un avvertimento e non uccidere. Ed ecco che si scatenano le ipotesi: pista di destra, pista di sinistra, brigate Rosse, pista cinese, anarchici e chi più ne ha più ne metta. L’aspirante sindaco di Roma, Valter Veltroni, ha lanciato alle dieci del mattino (dopo neanche sei ore dalla esplosione reale)la sua bomba mediatica: “Mi fa preoccupare per il G8 che è una scadenza molto importante per l’Italia. Non vorrei–ha aggiunto aspirando, come sempre, al ruolo di Cassandra–che fosse l’avvisaglia di qualcosa che rischia di mettersi in moto. E’ la conferma che non bisogna mai abbassare la guardia”. Dobbiamo dare a Veltroni una notizia buona e una cattiva e fargli una domanda: la notizia buona è che a contestare il G8 non saranno stragisti o terroristi ma centinaia di migliaia di persone della società civile ma questa, per l’aspirante sindaco, è la notizia cattiva. Infine, la domanda: che nesso c’è tra la succursale romana degli affari Usa e il vertice dei G8? Oppure c’è?
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